Udine, 2 ott – Che strani volantini rimbalzano in questi giorni sui social friulani. Strani volantini per ancora più peculiari eventi, come quello dal titolo Minima spesa, Massima resa, un pranzo firmato dalla sigla «Anpi» e organizzato allo scopo di commemorare l’armistizio dell’8 settembre 1943. Una locandina che ha fatto aggrottare più di una fronte, visto soprattutto il forte ritardo rispetto alla data dei «festeggiamenti», che avrebbero dovuto tenersi quasi un mese fa. Ma dopo una più accurata lettura, le cose appaiono chiare: «Ad un mese dall’armistizio per capire da che parte schierarci».

Un menu davvero particolare

Un’iniziativa davvero bizzarra, così come è bizzarro il menu proposto: «crostino al puzzone, fettuccine all’imboscata, maiale nascosto, vino il vigliacco e cocktail Badoglio (acqua tiepida)» specificando che vi è la possibilità di «sconto per chi viene con il nonno partigiano». Il ricavato, spiega l’associazione, «sarà devoluto nelle attività di ruba bandiera e fuggi fuggi». E a ben vedere, se si legge meglio, Anpi non è l’acronimo dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia ma «Agonistico nascondino professionistico italiano».

Una sonora presa in giro

Non ci vuole molto per capire che questo pranzo, che dovrebbe tenersi l’11 ottobre in un luogo ignoto, diventa una colossale presa per i fondelli nei confronti degli «eroi della resistenza». Un attacco decisamente frontale a questa associazione sacra per l’antifascismo ma che ormai infastidisce, per petulanza, malafede e inutilità, la maggior parte degli italiani, consci ormai che la guerra è finita 75 anni fa, i reduci sono tutti al camposanto – sostituiti da boomer nostalgici che negano le foibe e improvvisate pasionare tunisine – e che quei milioni di euro spesi in fondi per sostenere le attività dei «partigiani» potrebbero essere utilizzati per sciocchezze quali la sanità e la scuola.

Insomma, non è dato ovviamente sapere se sia una semplice presa in giro, fatta magari da qualche buontempone annoiato – ma con uno spiccatissimo senso dell’umorismo – oppure un vero e proprio evento di protesta. Magari con lo scopo di farsi sentire a gran voce su scala nazionale e magari spingendo gli italiani a protestare contro l’esistenza dell’associazione o addirittura ad imitare l’iniziativa. Sicuramente, però, saremmo tutti curiosi di assaggiare le «fettuccine all’imboscata». Un po’ meno di bere il cocktail Badoglio.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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