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Roma, 11 lug – Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è da poco entrato nella fase più difficile della sua tournée europea, ossia l’incontro con il premier olandese Mark Rutte, in attesa della riunione fatidica con la cancelliera tedesca Angela Merkel prevista per lunedì 13 luglio.

Il tour olandese, per Conte, comincia decisamente sottotono: ad aspettarlo c’era Geert Wilders – fondatore e leader del Partito della Libertà – con un “simpatico” cartello recante la scritta: “Non un centesimo all’Italia”. Superato questo ridicolo siparietto, Conte e Rutte hanno avuto un colloquio di circa venti minuti nel palazzo Binnenhof a l’Aia che, tra l’altro, è anche la sede del parlamento olandese. Subito dopo, i due premier si sono diretti verso un vicino ristorante italiano, dove hanno potuto portare avanti il discorso precedentemente iniziato.

Cena indigesta per il premier Conte

Non ci si faccia ingannare dalla foto di Rutte con il Tricolore, perché l’incontro fra i due leader è stato tutt’altro che risolutivo. E’ lo stesso Conte ad ammettere – con una discreta sofferenza – la presenza di un deciso grado di disaccordo fra le due nazioni: “Non c’è piena convergenza” è la prima affermazione rilasciata a titolo di commento a seguito dell’incontro, confermando la volontà dei Paesi frugali di avere certezze e garanzie dalla fascia mediterranea dell’Ue.

Paesi Bassi, Danimarca, Austria e Svezia, pretendono la revisione degli accordi sul Recovery fund, chiedendo quindi la diminuzione dei finanziamenti alle nazioni con particolari problemi economici dovuti alla crisi sanitaria, con un’attenzione particolare agli aiuti che – almeno teoricamente – l’Europa intende stanziare a fondo perduto.

Conte non fa paura: l’Ue chiede riforme all’Italia

Appena qualche giorno fa il premier olandese ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel, con lo scopo di discutere del nuovo bilancio comunitario a cui associare il cosiddetto Recovery fund. Nonostante la posizione tedesca sembri più propensa ad accogliere la richiesta delle nazioni della fascia mediterranea, entrambi i leader nordeuropei hanno concordato sulla necessità di riformare le economie nazionali.

L’affermazione di Mark Rutte, secondo cui è di fondamentale importanza “che questo fondo sia collegato a riforme economiche”, non lascia spazio a dubbi sulla totale riluttanza del leader dei cosiddetti Paesi frugali circa il mix di prestiti ed aiuti a fondo perduto: l’idea di quello che veniva definito asse nordeuropeo – ora composto da Paesi Bassi, Danimarca, Austria e Svezia –  è di creare precisi vincoli tra i fondi europei e le riforme imposte alle singole nazioni.

Il rimando alle temute condizionalità si fa allora nuovamente attuale: se da un lato, infatti, Unione europea e governo italiano si sono vantati per settimane di aver rimosso le vecchie condizionalità del Mes – creando una nuova linea di credito, specifica per la crisi economica dovuta alla pandemia – dall’altro provano a rifilarcele per vie traverse, mascherandole da innovativi ed imponenti finanziamenti a fondo perduto.

Giacomo Garuti