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Roma, 1 apr – Per doloroso che possa essere, ci vorrà ancora del tempo prima che i nonni possano abbracciare nuovamente i nipotini. Questa epidemia di coronavirus che non solo mette in pericolo la vita, ma separa dagli affetti più cari, non ha ancora finito di mietere vittime e ora più che mai – e ugualmente nei mesi a venire – il distanziamento sociale dovrà essere osservato con rigore anche all’interno dei nuclei famigliari. Con particolare riguardo al rapporto anziani-nipoti. Lo sostiene il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti in un’intervista alla Stampa. Ma togliere l’aiuto dei nonni ai genitori comporta un costo sociale non indifferente: “Per tutelare la salute dei nonni va ritardato il rapporto con i nipoti, quindi devo dare alle famiglie gli strumenti per organizzare una vita diversa da quella precedente, non potendosi inizialmente basare sull’aiuto concreto che finora i nonni hanno rappresentato. Allo stesso tempo bisogna prevedere misure per aiutare la popolazione anziana ad andare avanti e vivere bene”.

Riguardo alla circolare del Viminale che apre alle passeggiate dei minorenni con un genitore, “le misure di contenimento sociale andranno avanti molto più a lungo di quello che potevamo sperare perché più a lungo dobbiamo pensare al distanziamento sociale, ma non possiamo pensare di tenere ancora chiusa un’intera generazione”, spiega Bonetti.

Il ministro è ritornato sull’argomento stamattina nel corso di un’intervista a Radio in Blu: “Le regole di contenimento sociale che ci siamo dati hanno permesso un iniziale miglioramento dei dati della diffusione del contagio, tuttavia noi sappiamo che queste misure non possono essere superate completamente nei prossimi giorni e non possiamo aspettarci che nel giro di qualche settimane tutto possa tornare alla normalità”. Il ritorno alla vita che conoscevamo, insomma, è per ora da escludere. “Ecco perché – ha proseguito Bonetti – dobbiamo porci il tema di tutelare integralmente la salute dei bambini e dei giovani ai quali abbiamo chiesto lo stesso sacrificio degli adulti, forse anche superiore, impedendo tutte le attività fondamentali per la loro salute psicologica e crescita integrale. Come istituzioni – ha spiegato Bonetti – abbiamo voluto considerare di iniziare a programmare una riorganizzazione delle relazioni e delle possibili attività fisiche all’esterno che devono avvenire in modo graduale e ordinato, secondo indicazioni precise del comitato tecnico scientifico”.

Sulla ripartenza, ”è necessario programmarla in modo preciso e credo lo si debba fare anche attraverso uno screening sierologico che ci dica se ci sono categorie di contagiati che possono aver maturato una certa immunità, in modo da avere una mappa della parte di società che può tornare in campo prima, in attesa di avere l’immunità di gregge”, conclude, puntualizzando che  “il lavoro femminile può essere una risorsa collettiva da valorizzare. La tenuta biologica delle donne rispetto al virus va considerata opportunamente”.

Cristina Gauri

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