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Roma, 14 feb – Il dramma nel dramma. In Cina il coronavirus continua a mietere vittime e negli ultimi giorni si è verificata un’impennata sconcertante, anche attenendoci ai dati ufficiali del governo di Pechino che come noto non spicca per trasparenza. Ad essere poi ulteriormente allarmante è la carenza di strumenti sanitari utili per un’efficace prevenzione. Come rivelato da Agi a scarseggiare, oltre alle mascherine, sono in particolare le tute protettive in dotazione al personale medico che oltretutto è costretto in molti casi a riutilizzarle per diversi giorni.

A Wuhan negli ospedali si ricorre così all’utilizzo di pannoloni, perché essendoci poche tute i medici non possono cambiarsi e quindi non riescono ad andare in bagno durante il servizio. “Per risparmiare sulle tute intere, i colleghi le cambiano solo una volta ogni quattro, sei, persino otto ore”, ha dichiarato un medico che lavora in uno degli ospedali in cui sono ricoverati i pazienti più gravi. “Durante questo periodo, i colleghi non possono mangiare, bere o andare in bagno”, ha raccontato ad Afp. “I medici di ogni specializzazione sono chiamati a ricevere 400 pazienti in otto ore”, ha precisato.

Pannoloni e (poche) mascherine 

La stessa Commissione sanitaria nazionale ha confermato che alcuni medici sono costretti a indossare i pannoloni durante le ore di servizio. Come spiegato dal vicesindaco Hu Yabo, ogni giorno sarebbero infatti necessarie 59.900 tute protettive, ma il personale sanitario di Wuhan ne ha a disposizione appena 18.500. Situazione analoga per quanto riguarda le mascherine N95, in grado di proteggere dal virus: ne servirebbero 119mila al giorno, ma gli ospedali ne hanno più o meno la metà, ovvero 62.200. Domenica scorsa un funzionario dell’Agenzia nazionale di pianificazione, ha detto che la produzione interna di mascherine è ferma al 73% della sua capacità normale.

Eugenio Palazzini

 

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