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Firenze, 18 feb – La quarantena per i circa 2.500 cinesi che stanno per rientrare in Toscana dopo aver trascorso in patria il Capodanno tradizionale non è una misura razzista, ma “l’unica arma di difesa che abbiamo per proteggerci dalla diffusione del coronavirus e non possiamo non usarla”. Lo ha dichiarato all’Agi il virologo Roberto Burioni. “Da medico – sostiene – posso dire che se anche una persona di queste 2.500 uscisse di casa e risultasse poi infetta si metterebbe a rischio tutto il lavoro di contenimento fatto finora“. Burioni si dice però fiducioso nel buon senso di tutti coloro che stanno per rientrare dalla Cina. “Non c’è alcun motivo per ritenere che non collaboreranno. Chiediamo loro un sacrificio ma ne va della sicurezza di tutti”.

Secondo quanto riporta la Asl Toscana Centro sono già circa 1.300 gli immigrati cinesi che stanno rispettando la quarantena volontaria a domicilio. Per venire incontro alle esigenze diagnostiche sarà in funzione entro pochi giorni all’Osmannoro un ambulatorio preposto alla diagnosi dei casi sospetti di Covid-19, per tutti i cittadini di ritorno dalle aree a rischio e che presentino sintomatologia respiratoria acuta. Accesso e prestazioni saranno a titolo gratuito, la struttura sarà attiva dal lunedì al venerdì, per un periodo di circa due mesi. Alla prima manifestazione dei sintomi, i pazienti potranno rivolgersi al Cup e poi accedere alla struttura.

Ma dalla Regione è arrivata la secca replica alle dichiarazioni del virologo. “Ci atteniamo ai provvedimenti presi dal governo, e comunicati con le circolari del Ministero della salute, e dal commissario straordinario Angelo Borrelli”, ha spiegato l’assessore alla salute Stefania Saccardi. E attacca: “Trovo davvero sorprendente un’uscita come questa, perché la Toscana è la Regione che si è mossa con maggior tempestività e adeguatezza, pur non essendo l’unica ad accogliere sul suo territorio un gran numero di cittadini cinesi”.  Le fa eco Renzo Berti, responsabile della prevenzione della Asl Toscana centro: “Un provvedimento drastico come la quarantena obbligatoria deve tener conto dei presupposti normativi, epidemiologici e di fattibilità, ovvero di appropriate condizioni di alloggio e di isolamento, non sempre possibili”.

“Una delle cose che ci ha insegnato la vicenda della nave bloccata in Giappone è che il nuovo coronavirus è più difficile da controllare rispetto alla Sars“, ha spiegato Burioni. “Mentre con la Sars, infatti, rimanevano contagiati più che altro gli operatori sanitari che si occupavano dei malati che avevano la febbre alta, in questo caso invece il contagio avviene anche da persone con solo 37,5 di febbre, quindi anche con sintomi lievi”, dice. Secondo Burioni, si tratta di “un virus pericoloso perché è molto contagioso“, sottolinea. “Basta pensare – continua – che su 3700 persone sulla nave ferma in Giappone a essere contagiati sono più di 400”.

Cristina Gauri

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