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Milano, 17 apr – Il Covid-19 continua a causare morti e sofferenze. In una crisi contrassegnata da confusione disinformazione è sempre bene ascoltare le parole di chi sta fronteggiando l’emergenza in prima linea. Carlo Serini, medico anestesista da quasi vent’anni, lavora all’Ospedale San Carlo di Milano; oltre all’impegno in ospedale ha partecipato a molte missioni come Protezione Civile nazionale ed internazionale, missioni con l’Esercito in scenari di guerra quali Afghanistan e Libia e con diverse organizzazioni in Ghana e Burundi. Serini è anche consigliere municipale nella zona 5 di Milano.

All’Ospedale Sacco di Milano, in cui è presente un’eccellente unità operativa di malattie infettive, c’è stato il primo ricovero per Coronavirus, com’è stato l’impatto con questa emergenza?

Il Sacco, assieme allo Spallanzani di Roma, è uno dei due ospedali di eccellenza e riferimento per malattie infettive note e non note sul territorio nazionale. In questo contesto di assoluta eccellenza a livello internazionale, una Prof.ssa proprio dell’Ospedale Sacco inizialmente declinava la questione come poco più di influenza; dato che ogni giorno il numero di ricoveri aumentava a dismisura, e contemporaneamente vedevo che iniziavano i lavori di demolizione e riallestimento nel mio ospedale (il San Carlo Borromeo di Milani, ndr) di un nuovo reparto di rianimazione, ero rimasto molto perplesso: perché per una “banale influenza” si costruiscono tempo zero nuovi reparti, si sovverte l’organizzazione sanitaria, si sospendono le sale operatorie elettive? La risposta non può essere che -forse- la banalizzazione e derubricazione del morbo a “banale influenza” sono state quanto meno improvvide se non francamente sbagliate, Dio non voglia magari per convinzioni personali o ancora peggio per visione politica.

Lavorativamente parlando, com’è cambiata la sua vita?

La vita lavorativa è stata stravolta completamente, tutti coloro che avevano possibilità di condurre attività clinica in terapia intensiva sono stati recuperati prontamente. L’Italia è l’unica nazione al mondo dove un’anestesista è anche rianimatore, per cui fermando le sale operatorie si sarebbero recuperate forze per gli ampliamenti realizzati. In questa emergenza i posti letto – quanto meno nel mio Ospedale – sono stati quadruplicati, è quindi dovuto diventare altrettanto il personale. Nell’ospedale dove lavoro le sale operatorie, l’unità coronarica e le terapie intensive sono state trasformate in terapie intensive COVID passando da 8 a 31 posti. Nel periodo di metà marzo, fino alla fine del mese, i turni venivano -peraltro comprensibilmente comunicati- di giorno in giorno, vista la velocissima evoluzione del contagio e dell’impatto di questo sul sistema sanitario. Un esempio sul cambiamento della vita che mi ha toccato personalmente, è che per un mese non sono tornato a casa. I miei genitori erano già da inizio febbraio in Friuli, così per 4 settimane sono stato a casa loro per evitare contatti con la mia compagna e le mie figlie.

Anche la sua attività di Consigliere Municipale a Milano è cambiata?

Purtroppo sì, sono state sospese le sedute di Consiglio e le Commissioni Istruttorie sono state praticamente azzerate, salvo le urgenze. Il Municipio 5 si è attivato, nei limiti delle possibilità umane, per garantire la massima prossimità alle persone e alle attività del territorio, anche distribuendo direttamente mascherine frutto di una donazione proprio al Municipio 5. Ciò che mi ha lasciato stupefatto è stata la decisione (del Sindaco Sala?) di mettere la gran parte della Polizia in ferie proprio all’inizio dell’emergenza, quando sarebbero serviti molto i posti di blocco per verificare chi andava in giro e perché.

Molti italiani stanno dando un aiuto alla Sanità, per esempio con donazioni di sangue ed iscrivendosi come volontari temporanei della Croce Rossa, quanto e come influisce sulle strutture ospedaliere?

Un effetto positivo del Covid-19 è un senso di amalgama e solidarietà che si vede sia all’interno dell’ospedale che fuori dalle strutture ospedaliere. All’interno non c’è figura che non abbia fatto qualcosa in più oltre la propria dimensione lavorativa e personale. Non ho mai visto tanta disponibilità umana, tanto impegno, tanta voglia di fare, tanta abnegazione da parte di tutti. Questa cosa si è vista anche fuori con donazioni di sangue, donazioni di soldi agli ospedali; mi ha colpito particolarmente che il supermercato vicino all’ospedale dove lavoro abbia chiesto ed ottenuto di mettere all’interno della struttura un frigorifero industriale che viene riempito, totalmente gratuitamente, dei prodotti vicini alla scadenza in modo che chiunque può usufruirne. Il senso di solidarietà italiano è molto sentito anche al di fuori dall’ambito ospedaliero. La vicina dei miei genitori, ad esempio, si era data disponibile per farle la spesa. Si è sviluppata una solidarietà che forse prima non c’era.

Come vede le scelte fatte dall’attuale Governo, sul territorio nazionale e lombardo?

Credo che nessuno abbia mai invidiato Conte nel suo compito istituzionale che ora si trova ad affrontare il più difficile momento post guerra. Il Governo ha dovuto fare scelte epocali sulla tutela della salute pubblica e sulla tutela dell’economia. I fatti, però, sono questi: a fine gennaio il Ministero della Salute avvisa che esiste un’emergenza, a febbraio non si è fatto nulla di concreto, l’8 marzo qualcuno anticipa che si chiude tutto e c’è il fuggi fuggi dal nord verso il sud Italia. La gestione è stata contraddittoria e raffazzonata, cosa che ci ha fatto pagare uno scotto davvero grande. In seguito tutte le vicende si sono indirizzate in un modo più coerente tra un procedimento e l’altro. Ma credo che l’incertezza e la confusione governativa iniziale si siano verificate perché si è ritenuto che interpretare in maniera corretta i segnali che già c’erano sarebbe stato di vantaggio per Salvini e Meloni. Per evitare di fornirglielo, allora, l’attuale Governo ha voluto negare l’esistenza di una situazione emergenziale; anche a livello locale, come dimenticare l’epic fail del Sindaco Beppe Sala con #Milanononsiferma? C’è stata invece una disponibilità politica per esempio da parte della Meloni che ha sempre anteposto l’interesse nazionale alle beghe di quartiere, cercando di non avversare strumentalmente il Governo ove possibile per creare una radice comune dinnanzi a questa tragedia. Il risultato è stato che la destra ha dimostrato una maturità fuori degli schemi ideologici, la sinistra si è nascosta dietro di essi. Quando c’è una pestilenza hai solo due scelte: o eviti che arrivi nei tuoi confini, o a contagio avvenuto fermi tutto (Codogno docet).

Nel futuro, più o meno prossimo, secondo lei lo stile di vita e le abitudini delle persone subiranno un cambiamento radicale o torneranno a far la loro classica vita?

Spero che cambi qualcosa perché la globale sciatteria che ho sempre visto in giro forse verrà un attimo ridimensionata; per esempio è bene che certe abitudini come lavarsi spesso le mani e togliersi le scarpe appena entrati in casa, rimangano. Temo anche che ci dimenticheremo presto di tutte le limitazioni che abbiamo sofferto e patito tutti quanti in questi giorni, e insieme a questo in troppi si dimenticheranno il lavoro straordinario dei sanitari a qualunque livello, probabilmente per puntar loro il dito addosso perché qualcosa è andato diversamente da ciò che avrebbero voluto. Abbiamo un problema e lo stiamo gestendo. La cosa che mi augurerei più di tutte, una volta terminata l’emergenza, è che venga istituita un’unità di gestione e di analisi, che scomponesse il problema in più parti e criticità e risolvesse punto per punto tutto ciò che non ha funzionato. Lo chiamerei Ufficio Lezioni Apprese.

Simone Moroni

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