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Roma, 16 mag – Sarà il neonato comitato Sos Danza a farsi carico della grave crisi che sta imprigionando, da mesi, il settore degli operatori dello spettacolo. Il comparto coinvolge ballerini, insegnati, allievi e tutta la filiera delle rappresentazioni dal vivo. Le istanze di questi lavoratori, colpiti dalla grave crisi che sta vivendo un settore di eccellenza nazionale, sono state inviate all’attenzione del premier Giuseppe Conte e di sette ministri di altrettanti dicasteri.

Un settore azzerato

Una situazione determinata dalla conseguenza diretta del lockdown generale e dalle misure adottate a contrasto della diffusione del coronavirus, infezione che tra l’altro, da diversi giorni, è “in ritirata”. La crisi dovuta all’emergenza sanitaria – così come accaduto per altre attività – ha sostanzialmente azzerato il settore dove operano direttori artistici, docenti, coreografi, assistenti, allievi, tecnici, costumisti, scenografi, attrezzisti macchinisti, musicisti, acconciatori, fotografi, videomakers, grafici, esperti di web e tecnologia e poi, infine, gli spettatori. Migliaia di posti di lavoro sospesi e anche migliaia di studenti a cui viene negata la possibilità di proseguire il percorso di studio.

La Fase 2 ha completamente ignorato le misure per riorganizzare l’intero comparto: il timore è che resterà l’ultimo settore ad essere valutato. Sconfortante poi che per queste organizzazioni non esista una rappresentanza istituzionale unica che possa confrontarsi con i soggetti coinvolti, che sono migliaia, con decine di migliaia di addetti e centinaia di migliaia di utenti in un settore non solo formativo ma anche produttivo della nazione. Da un calcolo approssimativo più di 8mila organizzazioni e circa 20mila centri polivalenti con corsi di varie discipline che – non dimentichiamolo – svolgono anche un ruolo educativo, sociale, pedagogico.

Nel campo della danza le statistiche rilevano che oltre l’87% del flusso degli utenti di questo ambito – e parliamo di quelli che si affidano alla formazione professionale, accademica ed amatoriale – viene soddisfatto in Italia dal settore privato all’interno del quale organizzazioni, costituite in diverse forme giuridiche, svolgono programmi formativi di grande valore ed importanza, mentre il restante 13% si rivolge all’Accademia Nazionale di Danza, unica istituzione in Italia legittimata al rilascio del titolo di laurea.

Le richieste del comitato Sos Danza

Se non si avvierà seriamente la discussione per molte realtà il fallimento è certo, assicurata la perdita di migliaia di posti di lavoro e la negazione, agli studenti, del diritto costituzionale allo studio e alla libera scelta del proprio percorso formativo.

Il documento avanza proposte e sollecita il governo a disporre misure di sostegno a tutela di queste realtà e delle professionalità in essere, tra le richieste:

1) L’emanazione di una misura di sostegno economico a fondo perduto per colmare, almeno in parte, le ingenti perdite generate dalla sospensione delle attività, che ha causato l’accumulo di impegni finanziari che purtroppo invece non si sono interrotti, come locazioni, utenze, corrispettivi a collaboratori, scadenze fiscali;
2) La definizione di un programma specifico di aiuti rivolti alle scuole di danza tout court;
3) L’inserimento del settore de quo in una qualche categoria da ricomprendersi ed indicarsi nella Legislazione emanata ed emananda;
4) La disciplina e la regolamentazione della riapertura e della ripresa del lavoro, con la conseguente previsione – così come è avvenuto per tutte le altre imprese private e i comparti produttivi del Paese – di tempi e modalità di riapertura certi, pur nel rispetto di tutti i protocolli e di tutte le cautele necessarie e/o ritenute necessarie, all’uopo stabilendo eventualmente un protocollo sanitario ad hoc;
5) Il riconoscimento generale del lavoro delle scuole di danza, tout court, per la loro importanza e le loro specificità;
6) La sospensione – disposta normativamente – del pagamento delle utenze, degli oneri fiscali e previdenziali, della tassa rifiuti e dei contratti di leasing fino almeno ad ottobre 2020;
7) La sospensione del pagamento dei canoni di locazione in caso di proprietà pubblica degli immobili;
8) La disposizione di misure economiche adeguate per sostenere finanziariamente i canoni di locazione presso i privati;
9) La disposizione di una specifica normativa che consenta l’erogazione di prestiti, mutui, fidi e, magari, con la garanzia della regione di appartenenza (nelle forme già attivate negli anni passati e conosciuti come c.d. “prestito d’onore”);
10) L’erogazione del c.d. “aiuto ad personam” (erogati dall’INPS) in favore degli insegnanti che fanno parte della filiera delle scuole di formazione private.

Antonietta Gianola

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