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Milano, 9 dic – Sulla pandemia di Covid fanno ora riflettere le parole del dott. Zuccotti, medico dell’ospedale dei Bambini Vittore Buzzi di Milano: “Vedevamo quadri respiratori non riconducibili a forme virali conosciute, come influenza”. Per il pediatra, sarebbero riconducibili al Covid.



Covid, Zuccotti: “Bimbi con polmoniti strane”

“Tra fine 2019, in particolare a dicembre, e gennaio 2020, anche noi pediatri abbiamo visto tra i bambini tanti quadri respiratori non compatibili con forme virali conosciute. Non erano riconducibili né a influenza né a virus respiratori sinciziali. Avevo dei collaboratori che mi rappresentavano quello che vedevano tutti i giorni in pronto soccorso: questo afflusso di bimbi con forme di polmonite non inquadrabili, ma fortunatamente non così gravi da richiedere ricoveri”: e per Gian Vincenzo Zuccotti, che racconta la sua esperienza ad Andkronos Salute, ciò succedeva prima che venisse alla luce il caso di Mattia, il paziente 1 di Codogno, finito in ospedale il 20 febbraio 2020.

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Sul Covid, “pediatri di famiglia vedevano tutto”

Zuccotti, che è presidente del Comitato di direzione della Facoltà di medicina e chirurgia dell’università Statale di Milano e direttore Pediatria e pronto soccorso pediatrico nell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano, è fra gli autori dello studio che identifica il coronavirus Sars-Cov-2 in un campione prelevato da un bimbo che è stato male a fine novembre 2019, il potenziale nuovo paziente 1. “Sebbene – puntualizza Zuccotti – non possiamo dire che non ce ne siano altri ancora precedenti a lui”.  “Sicuramente quello che soprattutto i medici di famiglia dell’adulto hanno più volte raccontato di aver osservato nel periodo precedente all’esplosione dell’emergenza Covid in Italia, lo vedevano anche i pediatri di famiglia”, aggiunge Zuccotti.

Zuccotti: “Non è possibile questa esplosione di casi”

Zuccotti coglie l’occasione per sottolineare come “non era possibile che nel giro di pochi giorni dalla scoperta del paziente 1 gli ospedali venissero travolti improvvisamente da un’ondata di casi. E’ ovvio che non è successo in così poco tempo, doveva esserci una circolazione del virus importante da prima”.

Ilaria Paoletti

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