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Crisanti cancella le vacanze: “Estate a rischio, siamo ostaggio di chi vuole riaprire”

by Cristina Gauri
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crisanti

Roma, 18 apr — Non ci dà tregua nemmeno la domenica: il virologo Andrea Crisanti getta un’ombra sulle agognate vacanze estive vaticinando il disastro sanitario se si prosegue con la graduale riapertura del Paese. «Con una situazione di contagio elevato, pensare alle riaperture vuole dire che tra un mese avremo un aumento dei casi di Covid-19 e l’estate sarà a rischio e dovremmo richiudere».

Crisanti: il sistema a zone colorate è un fallimento

Per il virologo la suddivisione a fasce è stata un fallimento. Si doveva fare come diceva lui, chiudere tutto, mandare definitivamente in rovina l’economia del Paese e chi si è visto si è visto. Chi se ne frega delle proteste di imprenditori, esercenti e ristoratori allo stremo che chiedono di poter lavorare per non finire sul lastrico: per Crisanti sono un «assalto alla diligenza» e le riaperture «demagogiche». «Riproporre le zone gialle, quelle arancioni e rosse, è continuare con un sistema infernale. Ed è la dimostrazione che in un anno non si è trovata un’alternativa efficace e non si sono costruiti strumenti adeguati per contenere l’epidemia. Siamo sempre lì, con oscillazioni tra zone gialle e arancioni, nelle prime si apre e il contagio aumenta».

I dati non sono trasparenti (ma lui vaticina lo stesso)

E se Galli, dal pulpito della Gruber, aveva parlato di un rischio calcolato male, Crisanti gli fa eco asserendo, intervistato da Adnkronos, «mi auguro che abbiano delle proiezioni. Ma i numeri non li vediamo, non c’è trasparenza. L’espressione ‘rischio ragionato’ è vuota e decisamente politica e non scientifica. Il rischio è dato da due componenti, la probabilità e l’intensità del rischio. Per la prima sappiamo già che i contagi aumenteranno e non è una probabilità, con le riaperture accadrà questo. Servirebbe un programma di vaccinazioni a tamburo battente per evitarlo. L’intensità è la gravita del fenomeno e i nostri dati sono ancora alti, con le aperture aumenteranno e dovremmo chiudere proprio in estate, quando invece gli altri Paesi saranno fuori dal tunnel». Crisanti conferma, involontariamente, come i tele-virologi molto spesso parlino senza avere accesso ai dati. Producendo, quindi, opinioni che pur derivando da esperti della materia sono mutile di alcuni presupposti essenziali della ricerca scientifica. Come i dati, per l’appunto.

Ostaggio dei riaperturisti

Inevitabile quindi una sterzata tutta politica. «Quello che sta accadendo in Italia è il risultato di una mediazione tra chi è cauto e chi vuole aprire tutto. Siamo un Paese ostaggio di un gruppo di pressione che fa prevalere gli interessi di parte alla sanità pubblica. Non ho la sfera di cristallo, ma — prosegue Crisanti — aumenteranno i contagi». Ne ha anche, sempre a proposito di dati, su contagiati e morti, «il dato dei decessi è ancora molto alto in Italia e non si capisce il perché, forse questo dato è falsato da quello dei nuovi positivi che sono sicuramente di più di quelli registrati, perché il sistema di tracciamento è da mesi che non funziona più». Come al solito, il profumo dell’ottimismo.

Ma, come sempre, lo capiamo: Crisanti, orfano delle luci della ribalta conferite dal ruolo di primo piano nel contenimento della pandemia in Veneto lo scorso marzo, deve cercare di in qualche modo di tenere i riflettori puntati su di sé. Meteora della pandemia, vive il suo triste declino scandito dalla parola «lockdown totale» e dal denigrare tutto il resto.

Cristina Gauri

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1 commento

Felice 19 Aprile 2021 - 10:27

Credo che Crisanti abbia ragione.
Non condivido la chiosa finale del suo articolo, commento poco scientifico e molto politico.
Se ha dati che confutano le affermazioni di Crisanti la inviterei a pubblicarli.
Saluti.

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