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Roma, 16 ago — Il governo si è svegliato sulle cure domiciliari, uno dei servizi più carenti e depotenziati del Sistema sanitario nazionale, la cui inadeguatezza si è riverberata in maniera drammatica sulla tenuta degli ospedali durante l’emergenza sanitaria dovuta al Covid. Regioni e Stato sono arrivati ad una intesa volta a potenziare i servizi di assistenza a casa. Da ora in poi i requisiti di qualità dovranno risultare uguali in tutto il Paese, diversamente dallo stato attuale «a macchia di leopardo» dove sussistono enormi differenze territoriali.



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Cure domiciliari, finalmente un segnale dal governo

«Con l’intesa si compie un passo fondamentale per costruire la sanità di domani», fa sapere il ministro della Salute Roberto Speranza commentando l’intesa Stato-Regioni sulle cure domiciliari. «Con i fondi del Pnrr investiamo 4 miliardi di euro, per portare l’assistenza pubblica e i trattamenti più appropriati in casa. Il nuovo sistema di autorizzazione e accreditamento approvato fissa requisiti elevati ed omogenei per tutti i soggetti che erogano tali servizi e garantirà cure con standard avanzati e della medesima qualità su tutto il territorio nazionale. Saremo in grado di curare meglio le persone, evitando il ricorso all’ospedale quando non è necessario e utilizzando al meglio le risorse». Un sistema che andava potenziato da un anno e mezzo, ma sul quale il governo ha sempre taciuto. 

Si apre ai privati

Il deputato del Gruppo misto Giorgio Trizzino illustra l’apertura ai privati: «Sarà il paziente a scegliere l’ente che preferisce, così come sceglie l’ospedale dove farsi ricoverare. Attualmente non esiste un regime di accreditamento per le cure domiciliari. Si va dalle piccole cooperative, i cui team si limitano a fare medicazioni, a nuclei di cura capaci di prendere in carico il paziente nel vero senso della parola e prevenire ricovero in ospedale».

Costi abbattuti

I vantaggi si riverbereranno anche sui costi della Sanità. Attualmente un letto ordinario presso una struttura ospedaliera costa mediamente 600 euro: per le cure domiciliari lo Stato spende invece 60 euro. Per finanziare la riforma si attingerà ai 4 miliardi del Pnrr 4 miliardi, mentre altri 4 verranno aggiunti per l’implementazione dei sistemi della telemedicina che consente di monitorare la salute del malato a distanza.

Cristina Gauri

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