_MG_2540Roma, 30 nov – “Stipendi in ritardo, retribuzioni da fame, assenza di tutele: Roma Tpl è il simbolo del fallimento delle privatizzazioni“. Simone Di Stefano, leader nazionale di Sovranità, incontra i lavoratori di Roma Tpl, azienda privata che gestisce quasi il 30% del “trasporto pubblico” a Roma (e soprattutto le linee periferiche), che da due mesi non ricevono lo stipendio e che da otto giorni portano avanti uno sicopero che ha paralizzato la mobilità della periferia romana.

Per Di Stefano, che parla all’assemblea dei lavoratori al deposito della Maglianella, il silenzio mediatico calato su uno dei più grandi scioperi dei trasportatori degli ultimi decenni “è voluto, perché dimostrerebbe che privatizzare ogni cosa non è la soluzione. Voi non siete lavoratori di serie b ed è inammissibile che non abbiate le stesse garanzie di chi lavora in Atac“.

I dipendenti di Roma Tpl svolgono infatti lo stesso identico lavoro dei loro colleghi di Atac (municipalizzata del Comune di Roma), ma hanno minori tutele e uno stipendio più basso di circa 250€, percependo circa 1000 euro al mese. Questo pomeriggio incontreranno il prefetto di Roma Gabrielli portando avanti i loro 8 punti, dove chiedono il pagamento degli stipendi fino a dicembre, l’equiparazione ai lavoratori Atac e altre garanzie. Se la risposta sarà negativa andranno avanti nella protesta, scusandosi con i loro concittadini romani per i disagi procurati.

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