Milano, 18 mar — Anche in Italia, così come nel resto del mondo occidentale, l’agenda liberal-progressista ha occupato militarmente gli atenei universitari: tra alfieri della schwa, cessi genderfluid e cultura woke il pensiero critico è andato a farsi benedire per fare posto al Terrore 2.0 in salsa femminista-antirazzista-Lgbt. Non inverte di certo la rotta l’Università Statale di Milano, dove da alcuni mesi è entrata in vigore la lex sul corretto linguaggio da adottare per non far piangere le femministe.

Alla Statale il codice sul linguaggio di genere 

Vademecum sul linguaggio di genere, lo chiamano loro (consultabile qui in formato pdf), stilato in collaborazione con l’immancabile amministrazione Sala con l’obiettivo di «Garantire l’equa rappresentazione della donna». Ora sì che le studentesse milanesi e non possono dormire tranquille: sono equamente rappresentate. Certo, non venga loro in mente di passare il Capodanno in Piazza Duomo, perché ad accoglierle, come accaduto due mesi e mezzo fa, troverebbero decine di ragazzetti magrebini ai quali non sembra importare granché della sottorappresentazione della donna nelle categorie di linguaggio.

Studentesse e studenti

Ma sono particolari di poco conto: l’importante è «rimuovere gli ostacoli di genere, fra i quali si ritiene sia da ricomprendere un uso della lingua non sufficientemente inclusivo», come scrive nell’introduzione del vademecum la prorettrice a legalità, trasparenza e parità dei diritti Marilisa D’Amico, prorettrice. Nel documento vengono abolite forme generiche come «studenti», in favore di un maggiormente inclusivo «studentesse e studenti» o «comunità studentesca». Nella comunicazione orale «si suggerisce l’adozione di locuzioni che rendano visibili i generi». Abolito quindi il «Gentili colleghi, Buongiorno a tutti, Si invitano i relatori», si passa a un più ossequioso «Gentili colleghe e gentili colleghi, Buongiorno a tutti e a tutte, Si invitano i relatori e le relatrici».

Poteva mancare la Murgia?

Nel libretto della Statale è incluso un elefantiaco glossario dalla A alla Z per «superare dissimmetrie grammaticali e semantiche» in cui, per ogni termine, viene indicato il corrispettivo femminile: alunno-alunna, di avvocato-avvocata, di curatore-curatrice, di ingegnere-ingegnera, di ostetrico-ostetrica, e via discorrendo. Il rettorato chiede inoltre che il Garante degli studenti diventi «Garante della comunità studentesca», i Servizi agli studenti «Servizi allo studio», e la Consulta dei dottorandi «Consulta dottorande/i». Manca solo la schwa di murgiana memoria, e poco ci manca: sì perché tra i testi elencati nella bibliografia del codex figura l’imprescindibile Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire, dell’onnipresente Michela Murgia. Citata anche come riferimento per la stesura dei codici di linguaggio, le si sarà gonfiata — ulteriormente — la pappagorgia. 

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. La Statale di Mi, ma chi la conosce più? Devastata da anni, il vuoto dal quale tutti sperano di scappare al più presto con il pezzettino di carta straccia atto a dimostrare un impegno… tradito!

  2. In effetti , CAPRE , CAPRE , CAPRE sarebbe più idoneo ……..

    Si presuppone poi che chi studia , elabori un PROPRIO PENSIERO ;
    Questi ASINI , sic et simpliciter , ripetono come pappagalli o merli indiani le CAGATE di :

    mee too , BLM , nani , ballerine e donne barbute della Nuova SODOMA ; oltre alle cagate di un
    VECCHIO RINCOGLIONITO , Joe lo scorreggione , che quando da fiato verso l’ alto , puzza
    cmq di MORTO ! e Continua a chiamare URSS la RUSSIA !!!!!!! Pensa di essere nei GLORIOSI anni 60 ……

    Che cazzo avessero di bello quei tempi di merda poi …..

    Almeno Capanna e soci pensavano d’ esser quelli che pensano d’ avere una idea (almeno una , e pure sbagliata , ma sempre di idea si trattava ….. non di un inutile STARNAZZARE Statunitense )

    ARIDATECE TRUMP !

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