Roma, 14 dic – La decisione di Draghi di imporre un nuovo stato di emergenza fino al 31 marzo arriva alla vigilia dell’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per varie categorie di lavoratori. Obiettivo del governo è costringere il più possibile i cittadini a farsi il vaccino (con l’auspicio che i genitori decidano di vaccinare persino i figli under 12). Ormai non si sente più parlare di immunità di gregge ma della soglia del 90% di vaccinati rispetto alla popolazione. Ebbene, allo stato attuale siamo all’85%: con questa ulteriore stretta la percentuale salirà ancora.

Domani scatta l’obbligo vaccinale per molti lavoratori

Dopo il personale sanitario, domani il vaccino diventa obbligatorio per altre categorie di lavoratori. Dovranno vaccinarsi il personale della scuola, del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, il personale dei servizi segreti, della polizia locale, della polizia penitenziaria. Ma anche il personale delle Rsa, compresi i lavoratori che entrano in queste strutture con contratto esterno. L’obbligo riguarda l’intero ciclo vaccinale, prima, seconda e terza dose. Il richiamo o booster deve essere fatto “entro i termini di validità delle certificazioni verdi Covid-19”, quindi entro nove mesi dall’ultima somministrazione.

Obbligo per i prof

L’obbligo vaccinale riguarda il “personale scolastico del sistema nazionale di istruzione, delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia”. E ancora: il personale dei “centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale e dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore”. La vaccinazione è un “requisito essenziale” anche per i dirigenti scolastici.

Obbligo per militari, sicurezza, soccorso pubblico e forze di polizia

Sono obbligati a sottoporsi al ciclo completo di vaccinazione tutti i lavoratori del comparto della difesa, della sicurezza, del soccorso pubblico. Ma anche della polizia locale e penitenziaria, della giustizia minorile e di comunità. Così come gli agenti dei servizi segreti.

Stretta sui controlli

Saranno i dirigenti dei vari settori a dover controllare che il personale rispetti l’obbligo. Ecco cosa succede a chi non presenta la documentazione che attesti l’avvenuta vaccinazione, l’attestazione relativa all’omissione o al differimento dell’iniezione, oppure “l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo”. E’ prevista “l’immediata sospensione del diritto di svolgere l’attività lavorativa, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro”.

Sospensione dello stipendio

Per il periodo di sospensione non viene corrisposto lo stipendio. “La sospensione è efficace fino alla comunicazione da parte dell’interessato al datore di lavoro dell’avvio o del successivo completamento del ciclo vaccinale primario o della somministrazione della dose di richiamo e comunque non oltre il termine di sei mesi a decorrere dal 15 dicembre 2021”. Il governo dunque punta ad ottenere la totale copertura vaccinale di questi settori lavorativi, visto che si presuppone che nessuno intenda restare senza stipendio.

Multe, ecco quanto si rischia

Lo svolgimento dell’attività lavorativa in violazione dell’obbligo è punita con le conseguenze disciplinari previste “dai rispettivi ordinamenti di appartenenza”. Si rischia anche una multa da 600 a 1.500 euro. Chi non effettua i controlli sia per le aziende pubbliche sia per quelle private, rischia invece la multa da 400 a 1.000 euro.

Sempre domani scatta l’obbligo della terza dose per i sanitari

Sempre domani scatta l’obbligo di richiamo, ossia la terza dose, per “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario”. Per medici e infermieri “la vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento lavorativo dei soggetti obbligati”. Chi non si sottopone all’obbligo viene sospeso dell’esercizio delle professioni sanitarie. Le sanzioni sono le stesse previste per gli altri lavoratori, ma per i medici è obbligatorio effettuare l’ultima dose “non oltre sei mesi a decorrere dal 15 dicembre 2021”. Si può evitare o rinviare la vaccinazione solo “in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale”. In tal caso sarà il datore di lavoro a decidere le mansioni.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. Italiani costretti, sempre più seccati (eufemismo), chi ne pagherà le conseguenze? Mal comune mezzo gaudio? Dopo anni d’ esperienza amara penso proprio di sì.

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