Milano, 15 dic — Violenza sessuale di gruppo e tortura nel carcere Beccaria di Milano: è accaduto a un egiziano di 16 anni, detenuto per aver molestato una donna in metropolitana, mentre nel gruppo formato dai tre presunti stupratori-torturatori è presente un membro della «banda di trapper facenti capo a Simba La Rue e Baby Gang». L’episodio risale alla notte tra il 7 e l’8 agosto scorso.

Il trapper amico di Simba La Rue accusato di tortura e stupro

Il «collega» di Simba La Rue stava finendo di scontare una condanna a sedici mesi per rapina, tentata estorsione e minaccia per un episodio avvenuto nel 2018 a Varese. Secondo gli inquirenti sarebbe stato lui a capeggiare il trio che avrebbe violentato e torturato l’egiziano. Il pubblico ministero Rosaria Stagnaro ritiene il trapper (che ha appena compiuto 18 anni, mentre gli altri due aguzzini sono ancora minorenni) responsabile del reato di violenza sessuale di gruppo, tortura e lesioni.

Scene raccapriccianti

La dinamica delle violenze subite dal 16enne è raccapricciante. I tre avrebbero sorpreso la propria vittima nel sonno approfittando di un cambio guardia degli agenti di polizia penitenziaria. Dopo aver legato alla finestra del bagno lo avrebbero violentato penetrandolo con diversi oggetti. Poi lo avrebbero torturato, spegnendogli una sigaretta in faccia e sul braccio, prendendolo a calci e versandogli addosso dell’acqua bollente. Le ferite psicologiche di tali sevizie saranno difficili da dimenticare. Il trapper uscì di carcere poco tempo dopo, per ritornarvi l’ottobre scorso con l’accusa di aver fatto parte del gruppo che gambizzò i due senegalesi in via di Tocqueville. Comparso oggi davanti al giudice per le indagini preliminari Guido Salvini, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Per il 16enne egiziano è stato disposto il trasferimento in una comunità.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. A Egregio giudice G. Salvini: come siamo finiti in basso, come collettività tutta, non Le pare?!
    Forse chi si opponeva, frenava disperatamente, lecitamente o illecitamente, non aveva tutti i torti. La sola storia decadente del Beccaria-minorenni insegna e non poco. Certe cose una volta (!), accadevano solo nei peggiori reclusori per adulti… persi.
    Rileggiamoci tutti in italiano “Musica per lupi” di Dario Fertilio…

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