Roma, 26 ott – All’inizio dell’ottobre scorso, Transcrimine, centro di ricerca interuniversitario sulla criminalità transnazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Università degli Studi di Perugia, ha pubblicato un rapporto sulle gang giovanili in Italia, in collaborazione con il Dipartimento di Pubblica Sicurezza e con il Dipartimento per la giustizia minorile. I principali quotidiani hanno pubblicato un resoconto di quel rapporto, spesso però non approfondendo ulteriormente la questione baby gang e riportandone solo alcune parti, quelle politicamente corrette.

La bomba baby gang è scoppiata anche in Italia

Le gang giovanili rilevate da Transcrimine sono principalmente composte da meno di 10 individui, in prevalenza maschi e con un’età compresa fra i 15 e i 17 anni. Al nord, sono più frequenti bande composte in prevalenza da stranieri di prima o seconda generazione. Le baby gang sono coinvolte principalmente in risse/percosse/lesioni, in atti vandalici e di bullismo, nello spaccio di stupefacenti, in estorsioni e in furti/rapine in pubblica via. Già nel rapporto della Polizia pubblicato nel febbraio del 2022, veniva evidenziato il numero crescente di gang minorili multietniche e l’aumento dei giovani denunciati. Il rapporto di Transcrimine inquadra quattro tipi di baby gang: gruppi senza struttura definita dediti ad attività violente o devianti, gruppi che si ispirano o hanno legami con organizzazioni criminali italiane, gruppi che si ispirano a organizzazioni criminali estere, gruppi con una struttura definita e dediti ad attività criminali specifiche. Le baby gang che hanno legami con organizzazioni criminali italiane sono presenti principalmente al sud Italia e i loro membri sono di solito italiani. Differente è il caso delle altre tipologie, dove la presenza di stranieri è spesso predominante, soprattutto tra i capi.

Le baby gang multietniche nel nord Italia

L’intera Lombardia è stata vittima dei regolamenti di conti tra bande dei diversi entourage dei trapper magrebini Baby Gang (all’anagrafe Zaccaria Mouhib), Simba La Rue (all’anagrafe Mohamed Lamine Saida) e Baby Touché (all’anagrafe Mohamed Amine Amagour). La “Baby gang di Lecco“, citata da Transcrimine, era quella capeggiata da Baby Gang. Proprio a Lecco, città dove risiede, ha girato i suoi video dove imbraccia pistole, fucili a canne mozze e Kalashnikov. Nell’ordinanza di arresto di Baby Gang, di Simba La Rue e di alcuni membri dei loro entourage, accusati a vario titolo di aggressioni a colpi di arma di fuoco, accoltellamenti, sequestro di persona, rapine, risse e lesioni, si leggeva: “Emerge la totale astrazione dalla realtà in cui gli indagati vivono e agiscono con l’ego totalmente incluso in quello della banda che impedisce loro anche solo di percepire il disvalore e il peso delle azioni criminose poste in essere, peraltro esaltate nei video e nei pezzi musicali prodotti dal gruppo e diffusi via social. La forza del legame criminale esistente tra loro ha sicuramente rafforzato il proposito criminoso, istigando i singoli ad agire con una sempre maggiore violenza per emergere nel gruppo e scalare la gerarchia interna”.

La Z4 e la Ripamonti M5 di Milano sono prevalentemente composte da stranieri, come aveva evidenziato un poliziotto: “Nel 70-80% dei casi i loro componenti sono ragazzi stranieri o italiani di seconda generazione provenienti dal Maghreb”. Nel marzo scorso, sono stati arrestati dieci membri della gang Z4 (3 italiani, 2 romeni e 5 italiani di seconda generazione), tutti di età compresa tra i 12 e i 17 anni, molti con precedenti per rapine, furti e danneggiamenti. La banda operava nella zona 4 di Milano, tra Corvetto e Calvairate. A Milano, il 12 ottobre, sono stati arrestati quattro membri di una gang, tutti egiziani arrivati in Italia come “migranti minori non accompagnati” e ospitati nel centro di accoglienza Villa Amantea, che aggredivano prostitute e clienti con una mazza da baseball spinti da un risentimento contro gli italiani. A Milano, le baby gang multietniche si ispirano anche a organizzazioni criminali straniere, come la MS13 (prevalentemente composta da salvadoregni), la Barrio Banlieue (formata prevalentemente da ragazzi stranieri di prima o seconda generazione che riprende le tipiche modalità di azione delle gang nordafricane francesi delle banlieue), la KO Gang (principalmente composta da marocchini ed egiziani di seconda generazione), e la 7 Zoo di San Siro (banda multietnica di cui faceva parte il trapper Neima Ezza, all’anagrafe Amine Ezzaroui, arrestato per rapine a danno di minorenni).

Anche le baby gang di Torino sono principalmente composte da stranieri e italiani di seconda generazione. Nel dicembre del 2021, sono stati arrestati due marocchini di 15 e 17 anni appartenenti alla Gang di Sant’Ottavio. Avevano aggredito e rapinato due studenti all’angolo tra via Vanchiglia e via Santa Giulia. Nel gennaio scorso, il leader di questa baby gang, un 20enne italo-marocchino, è stato arrestato perché accusato di due rapine. Su Instagram, la loro pagina era “Cremona Dissing” e seminavano violenza e rapine nella città lombarda. Nel gennaio scorso, è iniziato il processo che vede sul banco degli imputati due 20enni marocchini, entrambi nati in Italia, accusati dei reati di rapina, lesioni e percosse. Il processo è il risultato delle indagini dei carabinieri di Cremona che, nel 2019, aveva portato all’applicazione della misura cautelare della detenzione domiciliare dei due marocchini e di un altro nordafricano.

Pure a Verona, le gang giovanili sono composte quasi esclusivamente da stranieri e dai cosiddetti nuovi italiani. Nel luglio del 2022, è stata sgominata con una serie di arresti la banda QBR (acronimo del quartiere Borgo Roma) che terrorizzava da anni la città veneta e che era composta da italiani di seconda generazione. Secondo la pm, la QBR è una “associazione a delinquere”. Tra i maggiorenni arrestati figuravano il presunto capobanda Ion Buzila (nato in Moldavia nel 2002), Aymen Rebbass (nato a Negrar nel 2001), Eddine Issam Tiazoui (nato a Verona nel 2002), Oualid Gliba (nato a Bussolengo nel 2002), Ramon Yeilin Castillo (nato nella Repubblica Domenicana nel 2001), ed il tunisino Fathi Toumi (nato nel 1993). A differenza della QBR, la gang USK è composta in prevalenza da giovani di seconda o terza generazione con le famiglie originarie dei Paesi dell’Est Europa o dei Balcani.

A Bolzano, le gang giovanili sono multietniche e spesso composte anche da ragazze. Nel febbraio del 2019, una studentessa di 15 anni è stata picchiata selvaggiamente a scuola “da una quattordicenne marocchina, sostenuta da un gruppo di una decina di connazionali coetanee”. Nel 2016, un uomo che stava filmando i vandalismi di una baby gang è stato colpito da una sassaiola scagliata da un gruppo minorenni di probabile origine nordafricana “che tra loro parlavano arabo”. Nel giugno del 2016, sono stati identificati i membri della baby gang Vintola di Bolzano: 15 minorenni, tra gli 11 e i 16 anni, di diversa provenienza etnico culturale, italiani, sudtirolesi di lingua tedesca (uno dei capi), sinti, nordafricani, pakistani, immigrati di seconda generazione, che gravitavano nei centri sociali della città. In Veneto, nel febbraio scorso, i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Abano Terme e della stazione di Monselice hanno dato esecuzione a 11 perquisizioni nei confronti di altrettanti indagati tra i 18 e 22 anni, quasi tutti di origine magrebina, di seconda e terza generazione. A loro carico sono stati contestati “l’associazione a delinquere al fine di compiere una pluralità indeterminata di delitti, in particolare contro la persona e contro l’ordine pubblico, tali da causare in Monselice un persistente stato di pericolo per l’ordine pubblico finalizzato a creare uno stato di tensione e di soggezione in altri ragazzi, anche minorenni, della città”. La Gang del Kalashnikov di Trieste è una banda multietnica in prevalenza composta da giovani kosovari, attiva nelle zone di Scala dei Giganti, piazza Goldoni, campo San Giacomo e viale XX Settembre. Nell’ottobre del 2019, è stato arrestato il loro capo, il kosovaro Kastrin Altin all’epoca 19enne. Qualche mese prima, erano stati fermati altri due membri della gang, un 15enne nordafricano e un 18enne kosovaro, responsabili dell’accoltellamento di un ragazzo di 17 anni. Il simbolo della banda è un AK47, fucile meglio conosciuto come Kalashnikov, e la data 5.07.1990, la giornata che celebra l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia.

A Genova, è attiva una baby gang di albanesi, la HB Hellbanianz (Albanesi infernali). Nel dicembre del 2020, sono stati indagati 11 membri della banda per una serie di reati (estorsione, furto e spaccio di sostanze stupefacenti). Sempre in Liguria, a La Spezia, è attiva un’altra baby gang multietnica che si ispira a organizzazioni criminali estere, la Banda di piazza Verdi. La gang è stata responsabile di numerosi furti aggravati e continuati con la tecnica della “spaccata”.

Le gang della Romagna hanno seminato violenze e rapine nelle città e sulla riviera. Come documentato da diversi articoli della cronaca locale, le bande sono multietniche, composte principalmente da magrebini. A Milano Marittima, un ragazzo è stato circondato e picchiato per rubargli una collanina da un gruppo di dodici ragazzi stranieri di circa 16-17 anni. A Riccione, due turisti sono stati rapinati da una banda di cinque ragazzi nordafricani. A Rimini, una coppia di quindicenni è stata aggredita da una decina di minorenni magrebini. Per cercare di fermare questa ondata di violenza, il 28 settembre scorso, il questore di Rimini ha emesso 22 fogli di via con ordine di rimpatrio nei Comuni di residenza a carico di altrettanti giovani arrestati o denunciati, per rapina e furti aggravati, tutti di origine magrebina. Spesso le baby gang multietniche si organizzano sui social network, come si è visto a Peschiera del Garda e a Riccione.

Secondo il rapporto di Transcrimine, a Modena, sono attive due diverse baby gang, Daisan 216 e Sooz. Nell’agosto del 2022, sono stati denunciati per svariati reati (rapine, risse e lesioni) 21 membri di quelle gang, tutti minorenni, 7 italiani e 14 stranieri, che si contendevano il territorio modenese.

Le gang multietniche nel centro Italia

Anche le Marche sono vittime della violenza delle baby gang. “La mafia di San Benedetto” agisce sul lungomare della città per rapinare i turisti. Nell’agosto del 2021, due ventenni di origine magrebina sono stati posti agli arresti domiciliari. Un anno dopo, uno dei due, dopo ripetute evasioni, è stato arrestato e condotto nel carcere ascolano di Marino del Tronto. Ad Ancona, nel febbraio del 2022, un commerciante è stato minacciato con una spranga di ferro da una baby gang composta esclusivamente da “italiani di seconda generazione di origine nordafricana”. Durante l’assedio, la banda ha urlato al titolare del negozio: “Ehi, siamo minorenni non puoi farci nulla, non ci puoi toccare”. Per contrastare l’aumento delle violenze delle baby gang, nel marzo del 2022, la prefettura, la questura e il Comune di Roma hanno istituito una struttura di monitoraggio nei centri di accoglienza per minori immigrati non accompagnati e nelle zone dove si verificano aggressioni tra giovani. Dal monitoraggio della prefettura, ne è uscito un quadro allarmante: ben sedici zone di Roma sono considerate pericolose a causa delle baby gang, “gruppi multietnici” composti in prevalenza da italiani di seconda e terza generazione e da stranieri.

Nel settembre scorso, a L’Aquila, è stata sgominata una baby gang multietnica, composta da ragazzi tra i 15 e i 19 anni, originari di Kosovo, Moldavia, Albania, Bosnia e quattro italiani. Sono stati 13 gli arresti e 23 i sottoposti a daspo. La gang era unita dallo scopo “dello smercio di stupefacenti e dell’uso della violenza come mezzo di affermazione, di conquista dell’egemonia necessaria a farsi rispettare e a far rispettare il pagamento degli stupefacenti ceduti a credito”. Tra il gennaio 2021 a la scorsa estate, si è resa protagonista di atti persecutori, violenze, estorsioni, risse. Il leader della gang era un 19enne kosovaro.

La baby gang multietniche nel sud Italia

A Palermo, nel luglio del 2022, è stata decapitata la baby gang magrebina Arab zone 90133 con l’arresto di 6 membri maggiorenni e l’esecuzione di altre cinque misure nei confronti di altrettanti minorenni. Le identificazioni sono state effettuate attraverso i canali social della banda che manifestava “la propria appartenenza a un sodalizio di origini magrebine”.

Come evidenziato dal rapporto di Transcrimine, le baby gang di Sassari sono affiliate ai clan della mafia nigeriana, Black Axe, Maphiste e Vikings.

La mappa di Transcrimine

Integrando il rapporto di Transcrimine agli articoli riguardanti gli arresti dei membri delle gang, si arriva a disegnare una mappa dettagliata delle bande giovanili in Italia: se al sud sono più diffuse le baby gang collegate a clan mafiosi locali, al centro-nord la caratteristica predominante è l’etnicizzazione delle bande, composte in larga maggioranza da stranieri e da italiani di seconda e terza generazione, solitamente di origine nordafricana, kosovara, albanese, moldava e sudamericana. Nascondendosi dietro alla supposta immunità della giovane età e al buonismo politico e istituzionale, queste baby gang sono ormai presenti in ogni città italiana, seminando violenza, degrado e terrore. Senza seri provvedimenti politici di lotta a questo tipo di criminalità, la situazione non potrà che peggiorare ulteriormente. Infine, è indispensabile ricacciare al mittente le scusanti della sinistra che troppo spesso giustifica questi branchi in nome della mancata integrazione, come successo dopo le violenze di Peschiera del Garda. Le città italiane non devono diventare banlieue francesi o “no go zone” svedesi.

Francesca Totolo

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