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Roma, 20 ott – Si è parlato poco o nulla delle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi al Covid-19. L’Istituto superiore di sanità ha pubblicato l’ultimo aggiornamento il 4 ottobre, analizzando come campione il numero totale dei decessi a quella data, ovvero 36.008 pazienti positivi al virus.

L’età media dei deceduti è 80 anni

L’età media dei pazienti deceduti con tampone positivo al Covid è 80 anni. In larga maggioranza, sono stati gli uomini ad essere più colpiti dal virus, ovvero il 57,3 per cento (20.643). Le donne decedute, dopo aver contratto il Covid, hanno un’età più alta rispetto agli uomini: l’età mediana delle donne è di 85, mentre degli uomini 79. I dati dell’Iss svelano anche un altro dato interessante: il rapporto tra l’età dei decessi e quella dei contagiati.

L’età mediana dei pazienti deceduti positivi al Covid è più alta di 26 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (l’età mediane dei pazienti deceduti è 82 anni, quella dei pazienti con infezione 56 anni). Inoltre, come è evidenziato dal grafico, l’età media dei decessi settimanali è andata aumentando fino agli 85 anni (prima settimana di luglio), per poi stabilizzarsi, calando leggermente fino agli 82 anni (settimana a cavallo tra settembre e ottobre).

In merito ai dati demografici italiani, secondo l’ultimo rapporto Istat, la cosiddetta speranza di vita delle donne è di 85,3 anni, mentre quella degli uomini è di 81. Le donne sono circa 1,6 milioni in più rispetto agli uomini.

Solo il 3,6% dei morti non aveva altre patologie

Dai dati riportati dall’Istituto superiore della sanità che ha analizzato le cartelle cliniche di 4.400 pazienti deceduti (quelle disponibili alla data del rapporto), risulta che il 62,9 per cento dei deceduti positivi al Covid-19 soffrisse già di 3 o più patologie preesistenti, il 19,9 per cento di 2 patologie, il 13,6 di una patologia, e solo il 3,6 per cento non avesse patologie preesistenti. Quindi, il numero medio di patologie osservate è di 3,4. Nelle donne, il numero medio di patologie osservate è di 3,6, mentre negli uomini, il numero medio di patologie osservate è di 3,3.

Le patologie più frequenti nei pazienti positivi al Covid deceduti sono state l’ipertensione arteriosa (65,6 per cento), il diabete mellito di tipo 2 (29,6 per cento), la cardiopatia ischemica (28,1 per cento), la fibrillazione atriale (23,5 per cento) e la demenza senile (20,3 per cento).

Le altre malattie vengono “dimenticate”

Sulla base dei dati Istat, pubblicati il 7 settembre 2020, nel 2017 in Italia, sono morte 232.992 persone di malattie del sistema circolatorio (35,8 per cento, quindi in media 638 decessi al giorno) e 180.085 persone di tumore (27,7 per cento, quindi 493 decessi al giorno). Ad oggi, i decessi di pazienti positivi al Covid-19 (il 96,4 per cento con patologie preesistenti, di cui il 62,9 per cento con 3 o più patologie) sono in media 155 al giorno, dall’inizio della pandemia. Durante il primo lockdown, con la riconversione degli ospedali italiani in lazzaretti Covid che ha comportato visite saltate e interventi rinviati, è probabile un aumento di mortalità nei pazienti colpiti dalle patologie più gravi, come ha affermato l’Associazione italiana di oncologia medica. Anche la diagnostica è stata colpita dal lockdown: nei primi cinque mesi del 2020, secondo una stima dell’Osservatorio nazionale screening, sono stati eseguiti circa 1,4 milioni esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un ritardo che gli esperti dell’Osservatorio giudicano “imponente” e che si traduce in una netta diminuzione di nuove diagnosi precoci e quindi ad una riduzione delle percentuali di guarigione, aumentando la mortalità.

 

Gli effetti della riconversione degli ospedali durante la prima ondata dell’emergenza Covid-19, hanno ancora oggi ripercussioni sulle liste di attesa nelle sale operatorie, in particolare in campo oncologico. Al 4 settembre, secondo un sondaggio dell’Associazione dei chirurghi ospedalieri (Acoi), l’attività chirurgica programmata per i malati di cancro è tornata a funzionare completamente solo nel 60 per cento nei circa 600 centri. Appena il 21 per cento delle strutture, inoltre, riesce a garantire a pieno regime la chirurgia generale di elezione. Ai pazienti affetti da patologie croniche non è andata meglio: secondo l’ultimo rapporto di Cittadinanzattiva, durante l’emergenza coronavirus, per due pazienti cronici su cinque (40 per cento) visite, esami o interventi sono stati annullati, mentre uno su tre (33 per cento) ha avuto difficoltà a rimanere in contatto con lo specialista di riferimento o con i centri per la cura della propria patologia. Il rapporto sottolinea anche che “alle difficoltà pratiche si sono aggiunti i disagi psicologici, segnalati da quasi tre cittadini su cinque: incertezza, paura, ansia, tristezza, senso di solitudine, angoscia, fatica, confusione. Sono questi gli effetti che la pandemia ha scatenato sui pazienti con malattie croniche e rare, a partire dal lockdown e con conseguenze ben visibili ancora oggi”.

Decessi in pazienti con meno di 50 anni sono l’1%

Al 4 ottobre 2020, dei 36.008 decessi di pazienti positivi al Covid-19, sono 407 (1,1 per cento) quelli di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 89 dei 407 avevano meno di 40 anni (59 uomini e 30 donne con età compresa tra 0 e 39 anni). Come riporta l’Istituto superiore di sanità, di 11 pazienti di età inferiore ai 40 anni non erano disponibili informazioni cliniche al momento del rapporto. Degli altri pazienti, 64 presentavano gravi patologie preesistenti (patologie cardiovascolari, renali, psichiatriche, diabete, obesità) e 14 non avevano diagnosticate patologie di rilievo.

Il Covid-19 colpisce ancora nelle Rsa

Ormai è noto che il Covid-19 ha mietuto un gran numero di vittime nelle Rsa (residenze sanitarie assistenziali) durante la prima ondata della primavera scorsa. Si parla di circa 9.154 ospiti deceduti risultati positivi al Covid. Il virus ha trovato terreno facile a causa dell’età avanzata degli ospiti e delle patologie preesistenti. Non a caso, come sopra esposto, è 80 anni l’età media dei decessi e il 62,9 per cento dei pazienti aveva 3 o più patologie. Purtroppo, però, il governo giallofucsia, il Comitato tecnico scientifico e le regioni sembrano aver sottovalutato l’alta pericolosità di una nuova ondata del coronavirus nelle residenze assistenziali, non proteggendo gli anziani ospiti con dovute ordinanze. Infatti, solo negli ultimi giorni, sono stati registrati 53 positivi (su 55 ospiti) nella Rsa “Città di Bollate” (Bollate, Milano), 26 positivi (19 ospiti e 7 dipendenti) nella Rsa “Villa Magli” (Calenzano, Firenze), 25 positivi (16 ospiti e 9 operatori) nella Rsa di Monte Sant’Angelo nel foggiano, 39 positivi nella Rsa “Anni Azzurri” di Roma, e già 12 decessi di ospiti positivi Rsa “Villa Teruzzi” (Concorezzo, Monza).

Francesca Totolo

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7 Commenti

  1. Vorrei far notare che di parla di “pazienti deceduti positivi al Covid”, non di pazienti deceduti per Covid. La differenza è sostanziale perché le età dei decessi corrispondono a quelle dell’aspettativa media di vita in Italia per uomini e donne.

    • Se un deceduto è positivo al tampone del Covid, le possibilità sono tre: 1. Il Covid è la causa primaria di morte. 2. Il Covid è una concausa di morte. 3. Il Covid non c’entra nulla con la morte. Per discriminare tra i casi 1, 2 e 3, è necessario fare l’autopsia. Paradossalmente le prime linee guida del Governo sconsigliavano le autopsie.
      Inoltre è da tenere conto che anche l’influenza stagionale può essere mortale: si stimano 8000 morti annuali in Italia per questa malattia (senza vaccino, le stime prevedono 13000 morti annuali di influenza stagionale).

  2. come volevasi dimostrare. Il Covid colpisce persone già malate e anziane. Solo pochi sfortunati giovani e senza patologie ci lasciano le penne.

  3. Se l’età media dei deceduti con coronavirus è 80 anni e l’aspettativa di vita è pure di circa 80, dov’è la pandemia ?

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