Roma, 7 ott — Doccia fredda, anzi freddissima, per i 900 dipendenti di Teksid, fabbrica del gruppo Stellantis: a causa dei rincari energetici nello stabilimento di Carmagnola (da dove escono i basamenti per i motori delle auto ex Fca) quest’inverno si lavorerà senza riscaldamento. «Ci spiace ma quest’inverno non possiamo garantire la temperatura in tutta la fabbrica. Vi consegneremo presto tute termiche, stufette e giubbotti smanicati che si scaldano con le batterie elettriche», hanno fatto sapere venerdì scorso i delegati sindacali al termine di un’infuocata riunione con i vertici. Una notizia che sa di ritorno alle condizioni operaie di inizio rivoluzione industriale.

La fabbrica spegne i caloriferi, agli operai le tute termiche

«L’azienda ci ha comunicato due cose — spiega Cristian Lanza della Fiom Torino — la prima è che dovremo coprirci per bene perché Teksid intende ridurre al massimo i costi abbassando la temperatura. La seconda è che gli impiegati andranno in smart working al 100%. Un brutto segnale, siamo molto preoccupati». Se un anno fa la bolletta mensile dell’energia si attestava intorno alle 200mila euro, oggi tocca punte di 900mila euro. A pagare, saranno innanzitutto gli operai della fabbrica. «In Francia Stellantis offre 1.400 euro di bonus ai dipendenti contro il carovita, a noi vengono date stufette e tute termiche — denuncia Lanza — lavorare al freddo in una fonderia è inaudito».

La Teksid non è l’unica

La Teksid non è l’unica ad aver modificato la propria organizzazione aziendale per fare fronte agli aumenti incontrollati dei costi energetici. Alla Faiveley, multinazionale di ingegneria ferroviaria del gruppo Wabtec dove le bollette sono passate da 500 mila euro a 2,5 milioni, si sperimenterà la «settimana corta»: dal lunedì al giovedì si lavorerà in sede, mentre venerdì si passa allo smart working. «Il peso dell’inflazione sta colpendo gravemente le famiglie e le aziende chiedono sacrifici», spiegano Vito Benevento e Lillo Ventura della Uilm Torino. «La Faiveley si inserisce con proposte di buon senso approvate dai lavoratori. La Uilm è pronta a discutere anche di orari senza che venga compromesso il salario».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. beh,è ragionevole.

    credo che sia ora di svegliarci tutti quanti,una buona volta…
    operai,quadri e imprenditori sono TUTTI sulla stessa barca,
    e quando questa ha delle falle non è il caso di fare troppo gli schizzinosi:
    PRIMA si tappano i buchi e si continua a navigare…
    POI si faranno altre considerazioni,quando saremo al sicuro in porto.

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