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Roma, 25 giu – La condanna a 14 anni e 10 mesi per abusi su minori e maltrattamenti – pena inflitta a Rodolfo Fiesoli, “santone” del Forteto, dalla Corte d’appello di Firenze – è del tutto legittima. E ci mancherebbe altro, verrebbe da dire. La Cassazione, nella sentenza depositata oggi, ha spiegato nel dettaglio perché lo scorso 6 novembre ha confermato la pena complessiva a Fiesoli e quella a Daniela Tardani, condannata a 6 anni e 4 mesi. Per i giudici della IV sezione penale della Cassazione le violenze e gli abusi nella comunità del Forteto “erano logica conseguenza della messa in pratica delle teorie predicate” ‘capo spirituale’ Fiesoli.

Lunga durata dei maltrattamenti

“Nel dichiarare l’infondatezza delle impugnazioni degli imputati – scrivono i magistrati – la Suprema Corte ha richiamato la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito da cui risulta che l’episodio di violenza sessuale (nei confronti di una vittima, ndr) è ‘ampiamente provato non solo sulla base delle dichiarazioni”. E’ provato pure “in considerazione della tecnica, comune alla maggior parte delle violenze, le quali, sostenute dalla condotta abusiva ed induttiva dell’agente, erano logica conseguenza della messa in pratica delle teorie predicate da Fiesoli sottolineando che a tali scene di seduzione, secondo la vittima, aveva assistito la sua affidataria Tardani che lo aveva accompagnato nella stanza di Fiesoli proprio per favorire il suo ‘benessere’”.

Dunque l’entità della pena resta tale considerata anche la “lunga durata dei maltrattamenti e della pluralità delle condotte illecite di soggezione psicologica e morale perpetrate dal Fiesoli che, per la sua posizione di ‘capo spirituale’ della comunità, ha dettato le regole comportamentali inducendo gli altri membri adulti” a seguirlo “nella consumazione di tali delitti”.

Eugenio Palazzini

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