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Roma, 10 nov – Inizia a farsi realtà l’allarme lanciato dagli psichiatri sulla salute mentale degli italiani costretti a quarantene, lockdown – che nelle Regioni rosse sono praticamente già in atto – e messi in ginocchio dall’incertezza per il futuro che li attende. «Sarà più duro da affrontare a livello mentale per gli italiani: accanto all’ansia e allo stress, già vissuti con la prima serrata di marzo-aprile, oggi si affaccerebbero anche disturbi come la depressione e poi anche la rabbia», preconizzava Massimo Cozza, psichiatra e direttore del dipartimento di Salute mentale Asl Roma 2. Il secondo round di prigionia fisica ed esistenziale nel nome della dea Salute – che riguarda solo la salvezza dal virus, trascurando senza pietà quella mentale e quella fisica relativa a tutte le altre patologie esistenti – inizierà presto a mietere le prime vittime.

Ad Asti è già allarme

Al centro ascolto dell’associazione mani Colorate, di Asti, nei giorni scorsi hanno ricominciato a fioccare le telefonate. Asti è in Piemonte, Regione «rossa» e quindi sottoposta a misure che si discostano di pochissimo dal primo lockdown. La gente, semplicemente, non ce la fa più. Ed è solo l’inizio. Genitori che gestiscono a fatica i figli (piccoli o adolescenti) chiusi in casa e alle prese con la didattica a distanza, isolati dagli amici. Coppie che «scoppiano» a causa della quarantena, mogli e fidanzate vittime di violenza fisica e psicologica. Famiglie travolte dall’incubo dell’incertezza economica. Anziani isolati immersi nella stretta mortale della solitudine.

Ricominciano le richieste di ascolto

Spiega a La Stampa il presidente Piero Baldovino: «Nel primo isolamento ci sono state chiamate di donne che si sono trovate a vivere situazioni di violenza psicologica latenti, ma anche genitori che non riuscivano a gestire la violenza verbale dei figli dopo giorni in casa, tra quattro mura. Genitori che hanno chiesto consigli per superare questa difficoltà senza strappi. Nulla di patologico, ma comunque situazioni che avevano bisogno di consigli e sostegno». E adesso la macchina si è rimessa in moto: «Qualche giorno fa – continua Baldovino – ho risposto alla chiamata di una signora ultraottantenne, sola, che voleva semplicemente parlare ed essere ascoltata. Trovare dall’altra parte della cornetta qualcuno con cui chiacchierare è importante. L’ascolto è la cosa più bella».

Purtroppo non tutti sono così fortunati: i servizi di igiene mentale presenti sui territori delle altre province e Regioni difficilmente riusciranno a far fronte a una possibile ondata di disturbi e disagi emotivi da lockdown. «A livello nazionale abbiamo una rete pubblica di centri di salute mentale delle Asl a cui il cittadino si può rivolgere direttamente senza passare dal medico di famiglia. Ma non è tutto ‘rose e fiori’», spiegava Cozza. «Questa rete con gli anni si è sempre più impoverita».

Cristina Gauri

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