Roma, 21 ott – Durante una manifestazione studentesca a Roma, organizzata da diverse sigle, sono stati impiccati i manichini di Ignazio La Russa e di Lorenzo Fontana. È quantomeno ironico che una manifestazione, che sulla carta dovrebbe parlare dei problemi degli studenti, se la prenda invece rispettivamente con la seconda e la terza carica dello Stato solo perché appartenenti a partiti come Fratelli d’Italia e Lega.

“Questo è un governo di fascisti”, impiccati i manichini di La Russa e Fontana

Quella che a detta degli organizzatori sarebbe dovuta essere una manifestazione pacifica “contro la scuola dei padroni”, portando in piazza temi come quelli dell’ambiente, del lavoro, l’abolizione del Pcto, ovvero i progetti di alternanza scuola-lavoro, si è trasformata rapidamente in qualcosa di diverso. Durante la manifestazione si è assistito a lanci di uova, striscioni come “fuori l’Italia dalla Nato”, bombe carta, fino all’exploit con i manichini del presidente del Senato La Russa e di quello della Camera Fontana impiccati simbolicamente ed esposti sul ponte Sublicio al grido di “questo è un governo di fascisti”. Una polarizzazione della manifestazione che però non è piaciuta a molti. Così tra i partecipanti al corteo si è lamentato di questi eccessi, non solo per la loro violenza ma anche per aver deviato l’attenzione dai temi principali: “Le denunce che studentesse e studenti portano in strada alla fine non sono state rese protagoniste perché si è cercata solo la conflittualità in un modo che non riteniamo adeguato e opportuno”.

Le proteste studentesche a corrente alternata

Vedere i manichini appesi di La Russa e Fontana fa riecheggiare nella memoria i momenti peggiori della storia politica italiana. Un gesto sicuramente da condannare, ma questa esasperazione dei toni mette in luce anche dell’altro. Un certo mondo studentesco è stato in silenzio quando il Partito Democratico distruggeva la scuola italiana, mentre è tornato a protestare e occupare solamente quando il centrodestra e la Meloni hanno vinto le elezioni. Non una bella prova di coerenza.

Michele Iozzino

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