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Roma, 17 apr – L’Italia sta per avere la sua app di tracciamento contagi. Il Commissario Domenico Arcuri ha firmato, rendendola così operativa, l’ordinanza con la quale viene disposta «la stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la società Bending spoons Spa». Sarà quindi la casa di software milanese Bending spoons Spa a realizzare la tanto attesa applicazione. L’ufficializzazione dei dettagli sui tempi di rilascio e sulle funzionalità. Con ogni probabilità si chiamerà Immuni. Il sistema verrà verosimilmente testato prima in alcune «regioni pilota» per poi essere esteso a tutto il territorio nazionale.



Le regole

Queste le regole per l’app – che hanno visto il plauso del Garante per la privacy Antonello Soro – dettate dall’Ue: dovrà essere anonima e non potrà prevedere sistemi di geolocalizzazione; ampio spazio all’uso del bluetooth e sarà utilizzata su base volontaria – ricordiamoci bene di queste direttive. Arcuri auspica «una massiccia adesione volontaria dei cittadini». E chiosa: «speriamo possano sopportare e supportare il sistema di tracciamento dei contatti, che ci servirà a capitalizzare l’esperienza della fase precedente ed evitare che il contagio si possa replicare».

Come funziona

Il ministero dell’Innovazione ha selezionato Immuni tra 319 proposte arrivate. L’app di Bending Spoons, sviluppata in collaborazione con il Centro medico Santagostino, tiene traccia dei contatti avuti con altre persone tramite Bluetooth conservandoli fino a quando non si è certi che il proprietario del cellulare su cui è installato Immuni è risultato positivo al tampone. Solo in questo caso l’utente può dare il consenso al trattamento dei dati, consentendo di individuare le persone con cui è entrato in contatto nei giorni precedenti al contagio, attraverso la cronologia degli spostamenti. Le informazioni raccolte dall’app verranno condivise con il personale sanitario in modo da diramare una comunicazione a chi è stato esposto al Covid-19. Inoltre, l’applicazione dispone di una sezione in cui viene inclusa la cartella clinica dell’utente con tutti i sintomi aggiornati quotidianamente.

Questioni di privacy

Gli sviluppatori spiegano che non viene utilizzata la geolocalizzazione ma il bluetooth, che con la precisione di circa un metro «stimerà la vicinanza tra le persone per rendere efficace l’avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19». E la privacy? Governo e Ue seguitano a battere il tasto del «niente panico». E insistono con il rassicurare il potenziale bacino di utenza: «I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio» ha puntualizzato Bruxelles, precisando che l’obiettivo delle app «non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole» perché questo «creerebbe rilevanti problemi di sicurezza e privacy». A tal proposito, l’anonimato sarebbe mantenuto attraverso l’utilizzo di un ID (codice d’identificazione utente) «anonimo e temporaneo che consenta di stabilire un contatto con gli altri utenti nelle vicinanze». Tante belle rassicurazioni, ma in poche parole, una volta scaricata l’app saremo costretti a fidarci.

E’ veramente efficace?

Non tutti sono però concordi sull’efficacia di questo sistema. Il dibattito è aperto, soprattutto sulla questione privacy, ma non solo. Si veda il caso di Singapore: «Credo che proprio Singapore sia un esempio perfetto per anticipare quello che potrà succedere in Italia, perché lì non è stato deciso il lockdown ma solo alcune restrizioni e l’app come aiuto per il tracciamento dei contagi», ha spiegato all’Agi Marco Trombetti, fondatore di Pi-Campus. In pratica, la situazione di Singapore ricalcherebbe quella italiana durante la fase due. «E se guardiamo quello che è successo a Singapore, possiamo dire che è stato un disastro», commenta. «L’app adottata dal governo è stata scaricata meno di un milione di volte su circa sei milioni di abitanti, circa il 18%. Di questi solo il 50% l’ha attivata, quindi circa mezzo milione. Non solo. C’è un gap nei dati raccolti perché il Bluetooth non traccia automaticamente gli iPhone, che a Singapore sono circa il 38% degli smartphone usati». Similmente a Immuni, l’app in uso a Singapore allerta le persone entrate in contatto con un infetto solo a positività conclamata. «Credo che oggi l’Italia dovrebbe fare un passo avanti e disegnare qualcosa che abbia davvero un impatto», prosegue Trombetti, perché per mobilitare 60 milioni di persone «serve certezza che l’app adottata serva effettivamente a qualcosa». Il suggerimento a potenziare l’applicazione a detrimento della privacy dei cittadini non è nemmeno troppo velato.

Tra le criticità sussiste anche la possibilità di un alto numero di«falsi allarmi», dovuti alla vicinanza di persone che, in realtà, non sarebbero riuscite a trasmettere il virus perché fisicamente separate dagli altri da mascherine, muri, vetri… Questo potrebbe creare psicosi e allarmismi all’atto della notifica. Contestualmente, però il fatto di non ricevere notifiche non sta a significare che si è fuori pericolo, quindi viene consigliato di tenere sempre alta la guardia.

Chi c’è dietro Bending Spoons?

Secondo il sito Startmag l’80% del capitale della startup appartiene ai quattro fondatori: Luca Ferrari, Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Querella mentre un 10-12% fa capo ai collaboratori.
A luglio 2019 nell’azienda sono entrati con il 5,7% tre società: H14 (Family Office italiano, il business dei tre figli di secondo letto di Silvio Berlusconi, Barbara, Eleonora, Luigi che detiene il 21,4% di Fininvest), Nuo Capital (holding di investimenti dalla famiglia Pao Cheng di Hong Kong) e StarTip (veicolo di Tamburi Investments Partners spa, la holding di investimento guidata da Gianni Tamburi). Dal consuntivo 2018 Bending Spoons ha finanziamenti con le maggiori banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca, Banco Bpm, Bper, Banca Sella e Credito Valtellinese.

Cristina Gauri



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7 Commenti

  1. Su internet NESSUNO è anonimo! !!
    Chi dice che garantisce l’anonimato su internet ci prende per il culo.
    Qualsiasi azione che compiamo su internet lascia una scia, chi è più capace può rendere solo più difficile vedere la scia , ma non può cancellarla.

  2. Una società che si occupa di tracciamento delle persone,cosa incostituzionale (tant’è che si inventano che sarranno garantiti l’anonimato!),dovrebbe per lo meno essere statale e non privata e per di piu’ con quote di finanziarie straniere.Tracciamo bene i tracciatori perchè se uno dà il permesso di essere tracciato ovunque deve sapere e tracciare ovunque chi lo traccia.

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