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Roma, 19 nov – I soldi scarseggiano. I ristori non bastano, la crisi economica connessa all’emergenza sanitaria è devastante, bisogna potenziare i trasporti, aumentare le terapie intensive, assumere medici etc. Eppure nonostante le casse pubbliche siano ormai prosciugate, il governo ha pensato bene di stanziare un contributo straordinario di ben 50 milioni di euro destinato a radio e tv locali. Sì perché come se non bastasse l’allarmismo dei vari Galli e Crisanti su tv e giornali, si ritiene urgente e prioritario far sì che tutti i media, anche quelli locali, diano ampio spazio agli spot governativi sul Covid-19.

Informazione o propaganda filo-governativa?

In sostanza questi soldi dei contribuenti serviranno a rimborsare le varie Tele Pizzo Calabro e Radio Bressanone chesi impegnano a trasmettere i messaggi di comunicazione istituzionali relativi all’emergenza sanitaria all’interno dei propri spazi informativi è riconosciuto, per l’anno 2020, un contributo straordinario per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da COVID-19”. Il decreto è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 279 del 9.11.2020 del ministro dello Sviluppo economico 12 ottobre 2020 recante: “Definizione dei criteri di verifica e delle modalità di erogazione degli stanziamenti previsti a favore delle emittenti locali televisive e radiofoniche”, previsto dall’art. 195 (riguardante il Fondo per emergenze relative alle emittenti locali) del decreto legge n. 34/2020 (Decreto rilancio), convertito con modificazioni dalla legge n. 77/2020.

Il tariffario

Insomma i media che si impegneranno a passare senza soluzione di continuità gli spot istituzionali che spiegano quanto sia giusto indossare la mascherina all’aperto o quanto sia importante scaricare l’app Immuni riceveranno un bel po’ di soldi. Sempre cliccando sul link alla Gazzetta Ufficiale si può consultare il tariffario, che prevede anche più di 750 mila euro per quelle emittenti che garantiranno oltre 20 passaggi giornalieri. 

Una vera e propria pioggia di soldi in cambio di un bombardamento mediatico. Alle emittenti si chiede di partire subito, di garantire almeno due mesi di diffusione, di spalmare su tutto il palinsesto i messaggi e di infilarli dentro gli spazi informativi, come i tg locali. La questione fondamentale non è quella dello stanziamento di fondi per l’informazione locale, che più dei media mainstream soffre le difficoltà connesse alla pandemia. Quanto che questa importante boccata d’ossigeno venga elargita in cambio di una propaganda filo-governativa (in parte mascherata da comunicazione istituzionale) a tamburo battente. Considerando poi le bufale istituzionali diffuse fino a pochi mesi fa c’è da preoccuparsi.

Davide Di Stefano

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4 Commenti

  1. Effettivamente hanno arruolato un esercito di cortigiani e prezzemoline che imperversano in ogni genere di programma televisivo o radiofonico, recitando in copione ben scritto basato su fandonie e previsioni catastrofiche………si distinguono per servilismo alcune zecche rosse di ventennale memoria, personaggi di dubbio gusto, che per fame di denaro avrebbero persino sostenuto che il covid provenisse da un meeting di giovani marmotte aizzate da qui,quo,qua ed ovviamente paperino, pericoloso negazionista.

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