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Roma, 15 lug – Il monopattino elettrico è un po’ la mia vergogna segreta. Tipo quando Homer Simpson viene scoperto a mangiare i fiori. Incuriosito da questa nouvelle vague capitolina e dai numerosi mezzi agli angoli del centro città, ho deciso alcune settimane fa di scaricare l’app. E qui già ho commesso il primo errore: ho scaricato Helbiz, convinto che l’operatore che per primo ha introdotto i monopattini elettrici in sharing a Roma fosse una garanzia. E invece ecco la prima brutta sorpresa: nonostante l’amicizia tra Matteo Tanzilli (uno dei capoccia dell’azienda) e Virginia Raggi, i monopattini Helbiz sono praticamente introvabili a Roma. E così ho dovuto scaricare un’altra app, quella dell’azienda Lime (i monopattini verdi per capirci), ben più presenti.

Molto più pericoloso di moto e motorini

Premessa. Il sottoscritto, nella sua quasi ventennale carriera stradale capitolina, ha guidato qualsiasi cosa avesse due ruote. Cinquantini con ruote alte, ruote basse, scooter, scooteroni, moto da enduro, Bmw di cilindrata 1000 etc. Vi posso dire senza timore di smentita che non ho mai guidato una cosa pericolosa come un monopattino elettrico a Roma. Sostanzialmente chiunque, senza patente, senza assicurazione, senza casco, può prendere questo coso che è poco più di uno skateboard, con due ruote piccolissime, e lanciarsi anche a più di 30 all’ora (in discesa li fa) contromano. E la Raggi ti fa l’applauso perché sei ecosostenibile. Basta una buca, un gradino del marciapiede più alto di cinque centimetri, un tombino messo male e ti schianti di faccia in avanti. In un totale di 5-6 corse avrò visto almeno due persone sfracellarsi davanti a me.

Il monopattino e “l’immunità ideologica”

Certo, da un punto di vista “punk” tutto questo potrebbe quasi far guadagnare dei punti agli occhi di chi nutre più di un dubbio sull’eterosessualità dei fruitori dei monopattini elettrici. Stride però il confronto con l’approccio repressivo esistente per tutti gli altri mezzi. Se giri con uno scooter basta uno specchietto messo male, una luce un po’ così, un documento fuori posto e ti fanno il culo. Col monopattino vivi in una sorta di immunità ideologica, c’è il fanatismo politico dei 5 Stelle che ti tutela. C’è da dire anche che un po’ per tutte le cose nuove in un primo momento godono di una certa libertà e deregolamentazione, come i droni qualche anno fa (adesso devi praticamente conseguire un brevetto da pilota di Cessna per far alzare un coso di mezzo chilo). Probabile che a breve metteranno delle limitazioni, tipo indossare un casco, anche per i monopattini.

L’inutilità degli steward a via del Corso

Del resto già dopo poche settimane tra incidenti e assenza di regole sono scoppiate le prime polemiche sulla sicurezza. E così le aziende dei monopattini in sharing (Helbiz, Lime, Dott e Bird) sono “corse ai ripari”: hanno posizionato alcuni inutili steward su via del Corso che ti dicono di fermarti se vai in due sul monopattino. E’ un modo per le aziende di tutelarsi e mostrare la loro buona volontà, prima che vengano introdotte regole più stringenti (che renderanno non conveniente il business) o che si vedano proprio costrette a fuggire da Roma (come successo all’operatore di bike sharing Obike). Il casus belli potrebbe essere qualche incidente più grave. Secondo le mie previsioni (e non per portare jella, ma perché è un fatto oggettivo) il morto a Roma dovrebbe scapparci prima della fine dell’estate. 

Roma non è una città per monopattini

Insomma Roma non è una città per monopattini e non ci voleva uno scienziato per capirlo. Forse qualcuno si è galvanizzato leggendo del boom di monopattini elettrici di un paio di anni fa a Stoccolma. Peccato che la Capitale d’Italia abbia una superficie 11 volte superiore a quella della città scandinava. Ma anche confrontandola con città più grandi, come Berlino ad esempio, Roma resta inadatta per una serie di motivazioni, che comprendono ovviamente alcuni storici problemi capitolini come le condizioni del manto stradale e il traffico. E’ pieno di buche e con il monopattino diventano pericolosissime. Sui sampietrini dopo un minuto hai il mal di testa, e in ogni caso anche i tipici blocchetti romani spesso sono sconnessi e pericolosi. Le distanze, anche nel gigantesco centro storico, sono poi davvero lunghe da percorrere e non è quasi mai economico sbloccare il monopattino (un euro) e pagare poi 15 centesimi al minuto.

Il monopattino elettrico a Roma ha senso sostanzialmente solo a via del Corso, che è tutta dritta, è lunga quasi due chilometri, non ha sampietrini e ti porta da piazza Venezia e a piazza del Popolo. Per il resto i monopattini elettrici non servono a una mazza. Hanno un perché solo se siete degli adolescenti che vivono la vida loca e vogliono provare il “brivido” di farsi riprendere da un pizzardone perché vanno in due sul monopattino. Stop.

Davide Di Stefano

14 Commenti

  1. Mamma mia quanta ignoranza in un articolo così poco valido sia dal punto tecnico che da quello politico… perché non dichiarare : “ non mi piace perché vivo in centro e sono un privilegiato”
    Il monopattino serve per collegare quelle parti della città che non avranno un servizio pubblico, rivolte a quelle persone che non hanno voglia di pagare uno scooter 3k euro e 1k l’anno di assicurazione, se poi non sei in grado di guidarlo non dire: è pericoloso perché va a 30, in discesa con il vento a favore e se mi rannicchio dietro il manubrio, perché con una bici qualunque i 30 km orari li fai in piano. Con gli scooter e le moto non vai nemmeno a 50 in città. potresti per onestà dichiarare che non vi sono piste ciclabili, che è meglio prediligere quelli con le ruote di diametro superiore ecc.
    Ma per favore smettiamo dire idiozie sui monopattini perché ne avete paura, ai miei tempi i ragazzini sfrecciavano senza casco con vespe truccate che toccavano i 120 km/h di cosa stiamo parlando?

  2. Si nota prorpio che chi ha scritto l’articolo e uno di quei fanatici di auto e moto , probabilmente sui cinquant’anni , ma per favore , se non sai nemmeno lo scopo per cui è nato il monopattino , non parlare , e comunque nel mio paese non esistono piste ciclabili , e le strade sono distrutte , ma nonostante ciò , uso il monopattino da sei mesi con la testa z ed non ho mai avuto problemi, il problema è il guidatore , no io mezzo

  3. Sembra un articolo scritto dal classico fanatico di auto e moto , cinquantenne, ma per favore , ma se non sai nenache quale è lo scopo del monopattino evita di parlare , dove vivo io non esistono piste ciclabili, e le strade sono distrutte, ma nonostante ciò , sono più di sei mesi che ho il monopattino, ed non ho mai avuto problemi , sono andato nei limiti legali , quindi il problema non è il monopattino, ma chi guida , ed vorrei ricordare i miglaigia di incidenti che avvengono tra auto e moto , nonostante le ruote “enormi” che hanno , quindi io problema saranno le persone ?

  4. Esatto, commento di risposta che condivido ampiamente, l’articolo e fatto semplicemente dal solito oppositore sempre e comunque per qualsiasi cosa contro la Raggi, quindi non responsabile di quello che dice, ma comandato solo ed esclusivamente da motivi politici … sarà del cdx.

  5. ha ah la raggi andasse a fanngulo lei e beppe grillo con la figlia drogata spacciatrice e il figlio stupratore.

  6. Beppe grillo l’uomo di fogna per antonomasia. beppe grillo vai a fare in culo che un tumore ti fulmini a te e quei pezzi di merda di figli

  7. Si magari vedremo in monopattino anche i milioni di frocioni gay per i gay pride!ma andate a fare in culo brutti frocioni schifosi!

  8. si il monopattino e’ nato per quei frocioni schifosi maiali dei checca pride per farli sfilare alla prossima sfilata dei maialini.

  9. La rovina del giornalismo racchiusa in un articolo. Il vergognoso lo schieramento politico, vergognoso quanto si forzo la mano all’unico scopo di screditare gli eventuali risultati raggiunti. Vergogna!

  10. questo dimostra che per essere giornalista basta solo pagare 700 euro di quota annua… e poi puoi scrivere qualunque stronzata

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