Milano, 18 ott – Certamente, dopo il duello da record di ascolti tra i due Matteo da Vespa, l’ospitata del sindaco di Milano, Beppe Sala, a L’Assedio, programmino condotto da Daria Bignardi sul Nove, ha assunto una rilevanza piuttosto modesta. Tuttavia, qualche perverso amante del genere, oltre al circoscritto pubblico di canale e conduttrice, un’occhiatina ce l’ha buttata. “E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo”, ci siamo detti pure noi. E così è stato.

Preparazione da “bigino”

Partiamo da un’evidenza: il primo cittadino milanese, che si muove in questo periodo tra le Olimpiadi invernali del 2026, il nuovo stadio di Inter e Milan e qualche altra questione sì importante, ma non proprio di portata epocale, sta preparando il terreno per fare il salto di categoria e lanciarsi nella politica nazionale. Un’ambizione questa, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, e per assecondare la quale è stato invitato a L’Assedio. Ecco dunque che gli è stato chiesto di commentare il confronto Salvini-Renzi e altre cosucce sul momento che stiamo attraversando e sulle prospettive future. Il risultato è parso come al solito modesto. Un orecchio minimamente allenato nella materia avverte chiaramente l’inadeguatezza e la preparazione politica da “bigino” di Sala, uno che dopo una vita a fare il “grano” (come si dice a Milano) ha scoperto di essere il più compagno dei compagni, sfoggiando talvolta persino toni da estremista, atteggiamento tipico degli schieramenti posticci. Insomma, non proprio l’uomo della svolta per una sinistra che, in ogni caso, dalle scuole di partito ha finito per formarsi ai Jova Beach Party.

Nazionalpopolare, che orrore!

Ma veniamo a un altro tratto distintivo di Beppe Sala, il più noto e controverso, quello della sua ricchezza economica e del suo elevato status sociale, applicati ai più spinti sentimenti progressisti. Un cliché per nulla innovativo, ma certamente declinato alla perfezione dal sindaco di una città cui, finora, tale figura sembra non dispiacere. Milano però è Milano, nel bene e nel male, non è l’Italia tutta. Glielo ha fatto presente Daria Bignardi, che, nel copione scritto su misura per un ospite gradito, ha imbastito insieme a lui un teatrino tanto insopportabile quanto degno di qualche considerazione. A un certo punto si parlava di social, di messaggi, di immagine, e la conduttrice ha lodato l’amministratore lombardo per il suo successo web, sottolineando però che un Salvini gode di gradimento e seguito ancora maggiori per via del suo essere percepito come “nazionalpopolare”. Già nel pronunciare il termine, da lei stessa riportato in uso dopo una vita che non si sentiva, Lady Sofri tradiva un senso di ripulsa: nazionalpopolare, ah che orrore! E la mediocre commedia è proseguita con l’insincera valutazione che doveva fungere da imbeccata per Sala: “Lei, con rispetto parlando, ha un po’ un’immagine da fighetto milanese tendenza radical chic. Dovrebbe forse prendere qualche iniziativa per proporsi in maniera più larga…”. Imbeccata che precedeva l’altro passaggio funzionale, uno di quei deboli siparietti che le piacciono tanto, in questo caso perfettamente rivelatore di un intero mondo politico-culturale.

All’azzimato ospite la signora ha proposto con successo di indossare quello che per lei era una sorta di divisa dell’uomo “nazionalpopolare”: un marsupio da portare a tracolla sul petto e un paio di vistosi e ineleganti occhiali da sole scuri. Una mise da “tamarro”, da “boro”, insomma, con l’aggiunta del pollice all’insù a mo’ di like per foto da post. Il ritratto del follower-elettore salviniano era dunque fatto: un sempliciotto volgare, corrispondente all’immagine dell’odiato “analfabeta funzionale” che le truppe scelte dei “semicolti” usano come sagoma da tiro al bersaglio. Sala ha detto che quella foto sarebbe finita “dritta su Instagram” e così è stato. In studio tutti a ridere compiaciuti della scenetta, la Bignardi soddisfatta mentre il sindaco-manager e aspirante politico le chiedeva, con un’espressione di ironico disgusto, di potersi levare gli abiti di scena. “Vorrei continuare a essere quello che sono. Sono fissato con l’idea che la genuinità è ancora un valore”. Ah sì? Roba che faceva meno ridere travestito da inguardabile povero ignorantone che segue Salvini. 

Fabio Pasini

1 commento

  1. Questa bignarda sarebbe meglio si ingozzasse di bigne. O si limitasse a leccare avanzi di galera assassini come il sofri – tto. Sarebbe bello se le si dimostrasse, a sue spese, n.d.r. , che il popolo non segue quelli che lei chiama “tamarri” , per il come si vestono, ma per ciò che dicono. E, soprattutto, fanno. L’ ipocrisia e la cialtroneria del salah è conosciuta dappertutto. La “bolla” dei ricchi, (con i soldi pubblici, n.d.r.), parassiti sinistronzi prima o poi scoppierà. Sotto il peso, sempre più insostenibile ed insopportabile della vostra evidentissima foia delinquenziale e della vostra tanto amata negraglia.

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