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Vicenza, 19 nov – «Saremo criminali, spacciatori, delinquenti ma anche noi abbiamo sentimenti. Un cane non può avere alcuna colpa e quello che è successo dispiace pure a noi. Magari avete pensato che avessimo stappato una bottiglia ma non è cosi». E’ questo il contenuto della lettera che i vigili urbani di Thiene si sono visti recapitare oggi di fronte al comando della polizia locale: un biglietto di condoglianze per la morte di Rocky, cane antidroga deceduto due settimane fa a causa di una gastroenterite. Firmatari della missiva: gli spacciatori. Lo riferisce La Stampa. Sembrerebbe il classico scherzo da buontemponi, ma gli agenti assicurano che le cose non stanno così: in calce al biglietto i firmatari hanno lasciato una bustina con dentro dell’hashish, con un ultimo saluto al loro avversario e un sarcastico – quello sì – augurio alle forze dell’ordine: «Buona caccia». 



 

Un cagnolino è un cagnolino, e persino il cuore indurito dei pusher si è commosso alla notizia della dipartita del poliziotto a quattro a zampe. Rocky era un pastore tedesco di tre anni: di proprietà di un vigile, in due anni di servizio all’attivo aveva consentito alla polizia locale dell’Alto Vicentino di concludere numerose operazioni antidroga, culminate con il sequestro di svariati chili sostanza. Sempre secondo quanto riportato da La Stampa, la sua morte aveva rattristato gli agenti del comando ma anche i bambini che lo avevano conosciuto nel corso degli incontri organizzati nelle scuole, per sensibilizzare gli studenti sul tema delle sostanze stupefacenti. «Rocky era un cane meraviglioso e molto bravo nel suo lavoro – spiegano dal comando –. Ha messo a segno bei successi ed era diventato molto famoso nel territorio. Al solo sentire il suo nome, assistevamo a scene di ragazzi che tiravano fuori spinelli dalle tasche e ce li consegnavano senza battere ciglio, intimoriti dal probabile arrivo del cane che li avrebbe beccati sicuramente». Ora Rocky è stato sostituito da Kamikaze, pastore belga preso in prestito dalla polizia di Stato. La caccia è di nuovo aperta.

Black Brain

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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