Roma, 19 gen — Attimi di autentico terrore sull’autobus della linea circolare 31H da Mestre: un immigrato di origini asiatiche, in visibile stato di alterazione, è salito sul mezzo armato di un coltellaccio minacciando i passeggeri e intonando una strana nenia. Solo grazie alla prontezza di spirito e ai nervi d’acciaio dell’autista, il 34enne Giuseppe Mazzone, la situazione non è degenerata in tragedia e lo straniero è stato fermato. Lo riporta il Corriere.

Sale sull’autobus armato di coltello  

«Ciao, zia! Sono alla guida del 31H e ho un problema a bordo. Ho un coltello tra le ruote. Sto andando verso via Torino». Con questo sotterfugio Mazzone avrebbe allertato il 112, fingendo di rivolgersi a una parente per non irritare l’immigrato che sostava a una spanna dalla sua schiena. L’operatrice all’altro capo della linea telefonica ha immediatamente compreso la situazione, assecondando il conducente che nel frattempo guidava l’autobus a bassa velocità, per consentire alle volanti di raggiungerlo, saltando le fermate. «Non potevo permettere che persone fossero messe in pericolo», spiega il 34enne, che infine si è fermato di fronte all’ingresso dell’università, simulando un guasto.

«Mannaggia! Ancora questi autobus vecchi che si scassano! Per favore, scendete: tra poco arriverà un nuovo mezzo». Sempre brandendo il coltello, una lama da 15 centimetri, e inveendo contro gli altri passeggeri, l’uomo dai tratti asiatici è sceso dal mezzo, dove gli agenti lo hanno bloccato. 

Prontezza di spirito

Mazzone, pugliese di Trani che dal 2008 si è trasferito in Veneto, prosegue a raccontare: «L’altra sera la mia preoccupazione era evitare che quel passeggero visibilmente alterato scendesse dall’autobus nella folla che alle 19 c’è per le strade e facesse strage: ho ancora in mente le immagini dei clienti accoltellati nel centro commerciale di Assago». L’immigrato è salito sull’autobus intorno alle 19. «Faccio segno ai passeggeri di scendere. Chiudo le porte e parto, sperando di intercettare poco più avanti la solita volante, con l’idea di lampeggiare per segnalare il pericolo». Ma non è come essere in un film: «è terribile la tensione». 

Cristina Gauri

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