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Roma, 27 dic – Molte testate giornalistiche hanno già stilato il bilancio riguardo all’immigrazione clandestina del 2019: sbarchi diminuiti ed emergenza finita. Ovviamente sono le solite fake news di regime per ammansire l’opinione pubblica italiana. Analizziamo i dati sugli arrivi di immigrati dell’ultimo anno. In totale, sono sbarcate in Italia (al 27 dicembre) 11.439 persone, il 50,72 per cento in meno rispetto al 2018, il 90,38 per cento in meno rispetto al 2017, e il 93,67 per cento rispetto al 2016.

La tendenza degli sbarchi si conferma in netta diminuzione fino all’agosto del 2019, ma ha ripreso vigore da settembre, ovvero con l’insediamento di Luciana Lamorgese al Viminale, anche grazie ai repentini proclami di “porti aperti” e alla rediviva collaborazione con le Ong.

L’incremento degli sbarchi è ancora più allarmante se posto in relazione ai mesi estivi, ovvero quando le partenze dalle coste nordafricane sono favorite dalle migliori condizioni meteo.

Comparando i dati degli sbarchi dei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre del 2018 agli stessi mesi del 2019 (dicembre fino al giorno 27), il quadro dell’aumento degli arrivi di immigrati è ancora più lampante. Gli sbarchi sono aumentati rispettivamente del 62 per cento, del 50 per cento, del 20 per cento e del 35 per cento, rispetto al 2018.

Dal primo gennaio al 5 settembre 2019 (Salvini al Viminale), la media degli sbarchi è stata di 22,7 migranti al giorno, mentre dal 6 settembre al 27 dicembre 2019 (Lamorgese al Viminale) è stata di 49,3 migranti al giorno, più del doppio.

In soli 4 mesi del governo giallofucsia, gli arrivi clandestini in Italia di immigrati hanno superato quelli degli 8 mesi precedenti del governo gialloverde: 5.815 verso 5.624.

Finta solidarietà e impennata di partenze

Sebbene ad ogni sbarco di immigrati sia arrivato il comunicato del governo sull’accordo per la redistribuzione in Unione Europa, è noto che il sistema dei ricollocamenti non funziona. I 131 immigrati sbarcati a luglio dalla nave militare Gregoretti sono partiti per Berlino il 20 dicembre, ovvero sono rimasti in Italia per ben 5 mesi. Da settembre ad oggi, nonostante la tanto decantata “solidarietà europea” all’Italia, sancita durante il vertice di Malta, i ricollocamenti sono stati di 89 immigrati al mese, contro i 5.815 arrivati negli ultimi quattro mesi. E si può stendere un pietoso velo sulla “rotazione volontaria dei porti di sbarco”. La rotazione è avvenuta esclusivamente, come al solito, nei porti italiani, Taranto, Pozzallo, Messina, etc.

Sono riprese a pieno ritmo anche le operazioni di “ricerca e salvataggio” delle navi delle Ong davanti alle coste libiche. Da settembre ad oggi, dei 5.815 migranti sbarcati, 2.289 sono arrivati a bordo delle sedicenti navi umanitarie, circa il 40 per cento. Durante Salvini al Viminale (da gennaio al 5 settembre 2019), gli sbarchi dalle navi delle Ong erano stati 3.724 in totale. Quindi, la politica “porti aperti” della Lamorgese ha favorito le attività di traghettamento delle organizzazioni non governative.

Ed è peraltro facile da verificare che, nei periodi durante i quali le Ong erano appostate davanti alle coste libiche, si è assistito ad un’impennata delle partenze dalle coste nordafricane (il mese novembre è il caso più emblematico), così come le segnalazioni di barconi alla deriva, arrivate ad Alarm Phone, coincidevano con la vicinanza delle navi umanitarie alla Libia. Altrimenti, il centralino fondato da padre Mussie Zerai, indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, non diramava richieste di soccorso.

Altro che emergenza finita

Quindi, come più volte già documentato anche da ben due direttori di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, le navi delle organizzazioni non governative schierate in prossimità delle coste nordafricane stimolano il “pull factor”, ovvero il fattore magnete che spinge i migranti a partire dai Paesi di origine e poi ad imbarcarsi sui barconi della morte.

Chiudiamo questo bilancio dell’immigrazione del 2019 con quella che potrebbe essere una bomba sociale pronta ad esplodere: dei circa 5,8 milioni di stranieri in Italia, ben 530.000 sono clandestini (stima fondazione Ismu), ma nonostante ciò solo liberi di circolare sul territorio nazionale.

L’emergenza immigrazione non è certamente finita, a dispetto di ciò che affermano le principali testate italiane. E le conseguenze dell’invasione di questi ultimi anni avranno ripercussioni sulla struttura sociale del nostro Paese ancora per lungo tempo.

Francesca Totolo

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