Roma, 25 nov – Il 25 ottobre scorso, il ministro Matteo Piantedosi aveva emanato una direttiva con il divieto di entrata in acque territoriali italiane delle navi delle Ong perché “non in linea con le normative europee. In quel momento, ad attendere lo sbarco degli 234 immigrati a bordo al largo delle coste siciliane, c’era anche la nave norvegese Ocean Viking della Ong franco-svizzera-tedesca SOS Mediterranee. Come abbiamo già evidenziato in un precedente articolo, la Ocean Viking è registrata come “nave da supporto per operazioni in piattaforma” e non è, quindi, autorizzata per operare missioni di ricerca e salvataggio in modo sistematico, ovvero attendendo i barconi di immigrati a qualche miglio di distanza dalle coste libiche. La direttiva di Piantedosi avrebbe potuto causare il fermo amministrativo della nave di SOS Mediterranee. Per questo motivo e in seguito all’autorizzazione dello sbarco ottenuta dal ministero dell’Interno francese, la Ocean Viking ha impostato la rotta verso la Francia, arrivando in soli due giorni a Tolone. Qui gli immigrati maggiorenni non sono stati fatti entrare in territorio francese, ma sono stati tenuti in una “zona di attesa” nella penisola di Giens a Hyères, una sorta di limbo giuridico internazionale. Questa scaltrezza francese ha permesso, in un primo momento, alla Francia di ovviare alle lunghe procedure per le richieste di asilo. Subito nel Paese si sono alzate polemiche contro il governo francese che ha autorizzato l’Ong allo sbarco degli immigrati a Tolone. Ciò ha causato una serie di interrogazioni rivolte al ministro dell’Interno Gérald Darmanin che ha risposto dichiarando che la legge relativa all’accoglienza degli immigrati dovrà essere modificata al più presto.

La maggioranza degli immigrati minorenni è già scappata

Al momento, sono 26 su 44 gli immigrati sedicenti minorenni che sono scappati dalle strutture di accoglienza francesi come dichiarato da Jean-Louis Masson, presidente del dipartimento della Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Addirittura, tre minori erano già fuggiti il giorno successivo allo sbarco. Si presume che abbiano raggiunto parenti e amici in Francia e in altri Paesi europei. Masson ha poi evidenziato che le autorità non hanno il potere di trattenerli e che, comunque, “sono ovviamente entrati nell’illegalità”.

Più della metà degli immigrati della Ocean Viking hanno avuto il diniego all’ingresso in Francia

Il 18 novembre, solo dopo una settimana dall’arrivo a Tolone, il ministero dell’Interno francese ha riferito di aver negato l’ingresso a 123 dei 234 immigrati traghettati dalla nave Ocean Viking. I 189 adulti presenti tra i 234 naufraghi sono stati interrogati dall’Ufficio francese per la protezione dei rifugiati e degli apolidi, il quale ha emesso “123 pareri sfavorevoli”. Questi immigrati “sono oggetto di un respingimento dal territorio“, ha dichiarato Charles-Edouard Minet, vicedirettore dell’ufficio legale del ministero nel corso di un’audizione.

Durante un’audizione all’Assemblea nazionale dello scorso 22 novembre, il ministro dell’Interno francese Darmanin ha dichiarato che un aereo era già decollato in mattinata per rimpatriare due immigrati della nave Ocean Viking in Mali. Altri due bengalesi sarebbero dovuti essere espulsi lo stesso giorno, ma al momento non sono ancora stati imbarcati su un aereo.

Gli avvocati delle Ocean Viking hanno fermato le espulsioni

Gli avvocati di SOS Mediterranee hanno inviato i fascicoli degli immigrati espulsi al Tribunale amministrativo di Tolone e la Corte d’appello di Aix-en-Provence per vizi procedurali. La giustizia francese ha accolto le obiezioni della Ong, consentendo a quasi tutti gli immigrati espulsi di lasciare la “zona di attesa” e di essere ospitati nei centri di accoglienza. Gli immigrati potranno, quindi, accedere alla normale procedura per la richiesta di asilo e magari ottenere un permesso di soggiorno. Come in Italia, anche in Francia, la gestione politica dell’immigrazione viene sostituita da quella della magistratura.

Francesca Totolo

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