Roma, 18 set – Secondo i risultati di una ricerca Usa i guariti dal coronavirus potrebbero godere di una protezione di anni dal rischio di reinfezione – sicuramente per almeno otto mesi. Lo riporta il Corriere.

Lo studio

Tra i firmatari dello studio c’è il professor Alessandro Sette, italiano, Direttore del Dipartimento di ricerca sui vaccini del La Jolla Institute of Immunology (Ljl) a San Diego, in California. I ricercatori hanno reclutato 185 uomini e donne, di età compresa tra 19 e 81 anni, guariti dal Sars-CoV-2 e che avevano accusato una sintomatologia lieve senza ricovero ospedaliero. Gli studiosi hanno monitorato quattro componenti del sistema immunitario: anticorpi, cellule B e due tipi di cellule T, allo scopo di venire in possesso di una rappresentazione il più possibile fedele della risposta immunitaria in ogni campione osservato.

Anni di protezione

Ebbene, stando alle osservazioni, il 90% dei guariti otto mesi dopo l’infezione possiede ancora abbastanza cellule immunitarie per respingere il virus (alti livelli di cellule B, così e cellule T necessari per combattere il virus). Inoltre, il tasso di declino della protezione anticorpale è molto lento, «coerente con anni di protezione». «Quella quantità di memoria probabilmente impedirebbe alla stragrande maggioranza delle persone di contrarre malattia grave per molti anni», ha detto Shane Crotty, virologo presso l’Istituto di immunologia di La Jolla e co-conduttore del nuovo studio.

Sebbene sia difficile, se non impossibile, la durata esatta dell’immunità, si ritiene che i risultati dello studio possano fare ben sperare anche in ambito vaccinale: se la protezione durasse anni, «potrebbe essere scongiurata infatti l’ipotesi di dover vaccinare le persone ogni anno». Anche perché i vaccini, normalmente, forniscono una protezione più forte del sistema immunitario, «il che significa – in un quadro dove l’immunità sviluppata naturalmente dopo il Covid-19 duri molti mesi – una protezione di anni».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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