Roma, 21 lug — Un inferno costellato di botte, torture, bestialità gratuite e violenze verbali, fino alla perdita del bambino che portava in grembo, ucciso dal marito con una serie di calci nella pancia di lei: è l’incubo vissuto da una donna, sposata con un uomo tunisino e intrappolata in una tragica dinamica di violenza domestica.

Tunisino fa abortire la compagna incinta a calci

L’uomo, un 33enne nordafricano regolarmente residente sul territorio italiano, da tempo aveva segregato la moglie (anche lei tunisina) in casa, facendola vivere nel terrore, massacrandola di botte e sottoponendola a violenze psicologiche e verbali giornaliere. Un’escalation culminata con l’atroce assassinio del bimbo non ancora nato e l’arresto condotta dai carabinieri di Modena, avvenuto nei giorni scorsi. Il tunisino è stato condotto in carcere in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Modena su richiesta della locale procura della Repubblica.

Vivere nel terrore

Secondo l’accusa le violenze sulla giovane donna si protraevano da lungo tempo, ma la 22enne non aveva mai trovato il coraggio di denunciare il tunisino, terrorizzata da possibili (e quasi certe) ritorsioni fisiche del compagno e preoccupata per il proprio futuro, dal momento che la ragazza non aveva un lavoro che le garantisse entrate economiche o un posto dove poter abitare.

La denuncia

A scoprire gli evidenti segni di violenza subita dalla 22enne è stato il personale del pronto soccorso di Modena, presso cui la giovane straniera si era recata — per due volte di seguito — per ricevere cure ospedaliere in seguito ai pestaggi del compagno. I segni lasciati sul corpo e le lesioni, evidenti e compatibili con aggressioni fisiche, hanno fatto scattare il campanello di allarme dei medici. Una volta messa alle strette, la giovane aveva poi confidato ai sanitari di aver perso il bambino dopo essere stata presa a calci in pancia dal tunisino. La denuncia nei confronti del 33enne è scattata d’ufficio e ha portato infine all’arresto  con le accuse di maltrattamenti, lesioni e procurato aborto. L’uomo, interrogato in cella, si è proclamato innocente.

Cristina Gauri

 

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