Roma, 21 lug –  “Non è un caso che il governo sia stato buttato giù da due forze politiche che strizzano l’occhiolino a Vladimir Putin”. Così Luigi Di Maio rispolvera d’un tratto il complottismo grillino della prima ora. L’ex capo politico del firmamento pentastellato, non ha saputo resistere, doveva lasciarci sparando una baggianata delle sue. La buona notizia è che molto probabilmente a breve potrà cercarsi un lavoro fuori dal Parlamento, senza più affannarsi a sfogliare – con pessimi risultati – i manuali di diritto internazionale. Certo, qualcuno potrebbe pure avere la bislacca idea di candidarlo, d’altronde i personaggi improbabili nelle liste dei partiti. Potrebbe pensarci il Pd, ad esempio, come gesto di gratitudine per aver contribuito a far evaporare gli ex amici/rivali del M5S.

Di Maio, tra i presunti fan di Putin e un futuro fuori dal Parlamento

Intanto però, Di Maio finge di credere che il suo partito possa sul serio ritagliarsi uno spazio elettorale. Si chiama Insieme per il futuro, è nato appena un mese fa ma siamo sicuri che la gran parte degli italiani ne ha già dimenticato il nome. Classico nomignolo insulso, da gruppo parlamentare che sta e non va, a conservare l’esistente comodo (e a quanto pare estremamente effimero). Doveva evocare visione, lungimiranza, spinta in avanti. Ha strappato giusto qualche sbadiglio e un tuffo nel passato democristiano.

“Ci saranno tante persone di buona volontà che porteranno avanti l’agenda riformatrice di Draghi – dice ora Di Maio – Dovevamo fare un decreto da 10 miliardi di euro per abbassare le bollette, volevamo fare un percorso con i sindacati per la riduzione del cuneo fiscale. Quando Conte e Salvini verranno a dirvi in campagna elettorale che vogliono fare il decreto ditegli che hanno loro hanno buttato giù governo che voleva farlo”.

Ma chi la porta avanti l’agenda Draghi? Tra due mesi si torna a votare e amen. L’ancora per poco ministro degli Esteri, ci fa sapere comunque che non starà con i sovranisti. Come se quelli che lui definisce sovranisti lo cercassero davvero. “Non vado con chi ha fatto cadere questo governo, non vado con gli estremismi, mi auguro che si possa essere in tanti dalla parte dell’agenda riformatrice di Mario Draghi”, insiste Di Maio. Suvvia, c’è un mondo di opportunità fuori dal Parlamento, male che vada può sempre dedicarsi al lancio di coriandoli.

Eugenio Palazzini

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