Secondo una leggenda irlandese, uno gnomo custodisce una pentola d’oro là dove finisce l’arcobaleno. Ora, alla fine dell’arcobaleno dell’ideologia gender, si possono trovare tutti gli orrori della lobby Lgbt che spinge ragazzini confusi, spesso affetti da disturbi dello spettro autistico e da problematiche psichiatriche, alla transizione di genere.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di ottobre 2022

La clinica degli orrori

«È in atto un esperimento di massa sui bambini, i più vulnerabili». Così scriveva il britannico Times nel 2019 in merito alla clinica londinese Tavistock, dove migliaia di bambini e adolescenti erano stati avviati alla transizione di genere. I minorenni trattati erano passati dai 94 del 2010 ai 2.519 del 2018, il più piccolo aveva solo tre anni. «Questo trattamento sperimentale [farmaci bloccanti della pubertà] viene effettuato anche sui bambini molto vulnerabili, che hanno avuto problemi di salute mentale, abusi, traumi familiari. Ma a volte questi fattori vengono semplicemente insabbiati», spiegava il Times, che da anni denunciava gli orrori della Tavistock.

Le prime segnalazioni riguardanti le pratiche che avvenivano in quella clinica iniziarono a diventare pubbliche già nel 2005, grazie alle dichiarazioni di diversi ex dipendenti, come l’infermiera Sue Evans: «Ciò che è successo alla clinica Tavistock è la storia di come un piccolo gruppo di informatori – medici, infermieri, genitori e pazienti, con l’aiuto di giornalisti e reporter – sia stato in grado di smascherare in modo inesorabile un approccio medico portato avanti da attivisti irresponsabili. È anche una lezione oggettiva rivolta a chi è profondamente preoccupato dall’approccio a senso unico delle cure transgender e si chiede che cosa dovrebbe fare al riguardo».

Le lobby Lgbt e la transizione di genere

All’interno della clinica, le regole erano dettate dalla lobby Lgbt. Le associazioni, come Mermaids e Stonewall, interferivano pesantemente sulle decisioni dei medici della Tavistock, spesso influenzando anche i genitori dei bambini a cui poi venivano somministrati i farmaci bloccanti della pubertà. Nel 2018, David Bell, già presidente della British psychoanalitic society e dirigente della clinica per 24 anni, ruppe il silenzio denunciando gli orrori che avvenivano in quella struttura. In un’intervista a Channel 4 del gennaio 2021, Bell denunciò i gravissimi danni procurati dalla clinica Tavistock ai minori, il 40 per cento dei quali soffriva di disturbi dello spettro autistico, confermando che le terapie ormonali per la riconversione di genere erano praticate su minori gay e lesbiche che non presentavano disforia di genere, e attribuendo pesanti responsabilità alle associazione Lgbt, come le succitate Stonewall e Mermaids, che usano i corpi di bambine e bambini per i loro scopi politici.

Nell’ennesima inchiesta del 29 luglio 2022, il Times tuonava: «Il danno fatto è incommensurabile. Nessuno sa come anni di dogma ideologico, trattamento inappropriato e una colpevole incapacità di considerare il benessere mentale generale dei bambini curati dalla clinica Tavistock, influenzeranno le migliaia di persone indirizzate al suo Gender identity development service». La clinica, addirittura, non aveva nemmeno monitorato i bambini trattati con i bloccanti della pubertà dopo la somministrazione di tali farmaci.

Dopo anni di denunce, di testimonianze di giovani avviati alla transizione di genere e di inchieste giornalistiche, il governo britannico ha istituito una commissione di inchiesta dalla quale è scaturito un rapporto redatto dalla pediatra Hillary Cass, ex presidente del Royal college of pediatrics and child health, che ha inchiodato la clinica degli orrori alle proprie responsabilità. La Tavistock cesserà finalmente di operare nella primavera del 2023, come confermato in una nota del Servizio sanitario inglese, «quando tutti i giovani visitati dal Gender identity development service o in lista d’attesa saranno stati trasferiti in modo sicuro a nuovi servizi».

La retromarcia

Dopo lo scandalo della clinica Tavistock, molti Paesi come Regno Unito, Svezia e Finlandia stanno ripensando alle proprie linee guida per la somministrazione dei farmaci bloccanti della pubertà a causa anche dell’irreversibilità di tali trattamenti sperimentali somministrati a bambini e adolescenti. In Svezia, grazie all’inchiesta Trans train della televisione pubblica, è stata bloccata una proposta di legge per abbassare il consenso dei minori di 15 anni alla transizione di genere. In Finlandia, nel 2021, sono state pubblicate le nuove linee guida in cui si legge: «L’identificazione cross-sex nell’infanzia, anche in casi più estremi, generalmente scompare durante la pubertà. Tuttavia, in alcuni casi, persiste o addirittura si intensifica. La disforia di genere può anche emergere o intensificarsi all’inizio della pubertà. C’è una considerevole variazione nei tempi di insorgenza della pubertà in entrambi i sessi. Il trattamento di prima linea per la disforia di genere è il sostegno psicosociale e, se necessario, la psicoterapia e il trattamento di eventuali disturbi psichiatrici in comorbilità».

Nel maggio del 2021, l’Economist riportava quanto pubblicato sul Journal of pediatric endocrinology and metabolism, riguardante uno studio effettuato su 44 pazienti del Gender identity development service, la struttura di riferimento nel Regno Unito. Dopo due anni di trattamento con i farmaci bloccanti della pubertà, un terzo dei ragazzini mostrava un livello estremamente basso e anomalo di densità ossea. Addirittura, un paziente che aveva iniziato i bloccanti a 12 anni aveva avuto quattro fratture ossee nei quattro anni successivi, una vicenda medica che faceva pensare a una diagnosi di osteoporosi, che però è una malattia tipica degli anziani. Altri studi mostravano danni cognitivi e problemi nella crescita a seguito dell’uso di farmaci bloccanti, nonché problemi cardiovascolari legati alla somministrazione di ormoni per la transizione di genere.

Transizione di genere: il caso italiano

In Italia la molecola triptorelina, il farmaco bloccante della pubertà, è stata inserita fra i medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale con la determina del 25 febbraio 2019: «Il farmaco è erogabile a totale carico del Servizio sanitario nazionale in casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l’identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da una equipe multidisciplinare e specialistica e in cui l’assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva». Nel nostro Paese si continua a parlare dei farmaci bloccanti della pubertà unicamente per il loro cosiddetto vantaggio di mettere in pausa la pubertà per offrire più tempo agli adolescenti per riflettere sulla propria identità, senza mettere in guardia i ragazzini e i loro genitori dai possibili effetti collaterali. In un’intervista a…

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1 commento

  1. Di questa merda mondiale non resterà pietra su su pietra che non sia distrutta. Per il momento siamo chiamati alla guerra contro questo insidioso nemico che ha il vantaggio di agire assolutamente indisturbato

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