Roma, 15 feb – “Mi sono pentito di essere venuto in Siria con mia moglie, ho visto com’è questa vita, ho avuto paura delle bombe, avevo paura per i miei figli”. Non era certo un cuori di leone Samir Bougana, ex foreign fighter italo-marocchino dell’Isis, catturato lo scorso agosto dai curdi mentre tentava di scappare in Turchia. L’ex combattente, nato in Italia da genitori marocchini, è nato a Brescia e si è successivamente trasferito con la famiglia a Bielefeld, in Germania. “Siamo andati in Germania nel 2010 – dice -, avevo 16 anni e ho iniziato a frequentare un po’ di moschee“. Poi, con lo scoppio della guerra in Siria, inizia “a pensare che dovevamo aiutare questa povera gente, era un dovere di buon musulmano”. Samir quindi, come molti suoi “colleghi”, è uno dei cosiddetti immigrati di seconda generazione, sui quali il processo di integrazione ha fallito completamente.
La radicalizzazione per Samir è iniziata a 19 anni. “Navigando su Internet vedevo donne e bimbi uccisi e ho iniziato a sentirmi coinvolto – spiega -. Nel 2013 ho visto partire in tanti così mi sono deciso anche io, i miei genitori non sapevano nulla e sono partito con mia moglie, è tedesca di origine turca”.

La radicalizzazione

“Ho aspettato un mese prima che mi dessero un ruolo. Mi hanno mandato a Deir Ezzor dove sono stato 4 mesi prima di tornare a Raqqa. A Deir Ezzor facevo parte di un’unità che faceva pattugliamenti notturni. Assistevamo la gente fornendo beni di prima necessità”. “A Raqqa vivevamo in una casa fornita dall’Isis, mi pagavano circa 150 dollari mentre mia moglie stava a casa. A volte nelle piazze proiettavano i video degli attentati in Europa, c’era gente che stava lì a guardare e gente che invece non voleva vedere”, afferma il giovane.

Poi sono iniziate a cadere le bombe della Coalizione, ma soprattutto, nel 2015 è intervenuta la Russia e il nostro fighter – forse non tanto “fighter” come pensava di essere –vista la mala parata, ha iniziato a preoccuparsi: “E’ tutto cambiato. Così l’anno dopo ho iniziato a pensare che forse era il caso di uscirne“, prosegue. “Ho conosciuto altri combattenti che hanno vissuto in Italia due o tre anni, erano marocchini o algerini”. Il 27 agosto Bougana è stato catturato dalle forze armate: “Spero di rivedere mia moglie e i miei figli e di tornare in Italia”, spiega. “Sono pentito e sono pronto a pagare per quello che ho fatto, spero non con la vita”. A pensarci prima…

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. “Spero di rivedere mia moglie e i miei figli e di tornare in Italia”, spiega. “Sono pentito e sono pronto a pagare per quello che ho fatto, spero non con la vita”.

    si,anche quelli decapitati dall’isis speravano di non lasciarci la pelle.
    e adesso che tocca a te,vuoi rientrare in italia,eh?
    cosi NON rischi la pelle,e dopo qualche anno sarai fuori…
    ma vai dal tuo shaitan e restaci:
    chi va in zone di guerra per combattere,
    è giusto che sia sottoposto al codice di guerra.
    vai per uccidere?
    se perdi muori.
    e se sei fatto prigioniero,
    ti godi carcere e punizioni..
    nello stesso paese dove sei andato a combattere,
    così se le avete fatte troppo sporche vi fan pentire di esser nati,altro che….
    e questo vale anche per gli occidentali,sia chiaro.

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