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Roma, 9 ott – “All’Italia serve una lega europea – con un esercito europeo – che ci permetterebbe di avere, senza la Nato, un peso geopolitico che ora non abbiamo“: parola dell’ammiraglio (ris) Nicola De Felice. Esperto di strategia di sicurezza nazionale e grande conoscitore dei flussi migratori nel Mediterraneo, De Felice analizza la posizione del premier Mario Draghi espressa nel vertice informale Ue in Slovenia. Secondo l’ammiraglio, le parole dell’ex presidente della Bce sono un’ottima base di partenza per un discorso più ampio sul ruolo dell’Europa nel mondo. E soprattutto sul fronte degli interessi e della sicurezza dell’Italia nel Mediterraneo.



Ammiraglio, qual è la posizione espressa dal premier Draghi in materia di difesa europea comune?

“Il Presidente Draghi in Slovenia è partito da un dato di fatto, ossia che – cito le sue parole – ‘se l’Europa non ha una politica estera comune è molto difficile che possa avere una difesa comune. Alla politica estera comune e all’unione militare ci si può arrivare all’interno dell’Ue o con alleanze strategiche intergovernative tra alcuni Stati. Il primo sistema è di gran lunga il preferibile, ma non escludo il secondo’. Ebbene, io dico che se, ad esempio, gli Stati baltici sono orientati per l’utilizzo della Nato per contrastare eventuali mire espansionistiche russe, per altri Stati – come l’Italia per le sue esigenze di stabilità strategica in Libia – si può fare con le forze europee laddove la Nato (leggi gli Usa) ha perso l’interesse geopolitico, cioè nel Mediterraneo”.

Ma Draghi è, come ha puntualizzato fin dal suo discorso d’insediamento, atlantista e filo Usa…

“Sì, ma sorprendentemente Draghi ha posto una riflessione seria ai membri comunitari in merito al modo e alle comunicazioni Usa degli ultimi avvenimenti internazionali, dalla crisi afghana al patto Aukus (Australia, Uk, Usa) per la presenza di sommergibili nucleari nel sud-est asiatico. Entro marzo 2022 il Consiglio Ue deve approvare lo Strategic compass, il piano base della difesa comune. Draghi, deplorando la marginalità degli Stati membri Ue nell’ambito dell’Alleanza atlantica, ha auspicato un più incisivo coordinamento per decisioni e obiettivi comuni”.

Questo coordinamento, a livello geopolitico, cosa comporterebbe?

“Una tale lega europea – a similitudine dell’antica Lega greca di Delo – intesa come una federazione di Stati che decidono di mettere a parte le proprie competenze in materia di politica estera e di difesa in favore di decisioni di interesse comune, con in più un completo libero mercato interno e un’unica valuta, sarebbe utopistica. Certo, sulla carta, se contiamo ipoteticamente tutti gli Stati dell’Ue, la lega europea avrebbe 450 milioni d’abitanti, forze armate in grado di competere a livello mondiale, un’economia seconda solo a quella di Usa e Cina, la capacità di arginare il flusso migratorio clandestino dall’Africa e dall’Asia, ma con il tallone d’Achille del tasso di natalità tra i più bassi al mondo. La libertà di spostamento da uno Stato all’altro, sebbene i rischi che comporta in un’epoca di minaccia terroristica, assicura indubbi vantaggi economici. Militarmente nascerebbe un’entità inferiore solo agli Usa, superiore alla Cina, ma con una leadership probabilmente in continua conflittualità tra i diversi Stati europei più potenti”.

Ci spieghi meglio.

“Quale Stato europeo assumerebbe il ruolo di fulcro di un ‘impero’ di proiezione globale? La storia insegna che in tutte le epoche l’Europa si è resa determinante nel quadro geopolitico esistente solo quando un popolo ha prevalso sugli altri. La domanda che ci si pone è la seguente: francesi, tedeschi, italiani, spagnoli, olandesi, ungheresi e tutti gli altri popoli sono maturati a tal punto da rendersi conto che se non ci si unisce sarà difficile competere con le altre superpotenze nella sopravvivenza delle nostre tradizioni e identità, ma anche nell’indipendenza energetica e nell’autonomia strategica, per il benessere e lo sviluppo dei nostri popoli?”

E quindi?

“Andiamo oltre le utopistiche potenzialità di una lega europea a tutto tondo. Più realisticamente, vedrei solo 3 o 4 Stati convergenti in un tale disegno, tra i quali l’Italia, dove il sostegno popolare a quella che per ora è solo un’idea poggia su elementi concreti, essendo l’italiano il popolo più europeo del continente”.

Perché quello italiano è il popolo più europeo?

“Lo è grazie agli ancestrali condizionamenti legati alla storia e alla cultura, al modus vivendi, alla innata e diffusa convinzione di credere veramente all’Europa unita, avendola già vissuta con le legioni e la civiltà di Roma. E’ un sogno difficile da realizzare, ma vale la pena tentare per non finire definitivamente nella marginalità di un mondo sempre più competitivo e per risolvere problematiche geopolitiche che attengono agli interessi nazionali. Siamo ancora in tempo, giochiamocela”.



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1 commento

  1. A noi serve il Nostro esercito a presidiare i Nostri confini e il resto del mondo faccia quel cazzo che vuole.

    Completa estraneità rispetto a controversie di nazioni terze, difesa esclusiva ed assoluta della Nostra sovranità.

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