Roma, 14 mar – Abbiamo raggiunto telefonicamente Gianluca Tiepolo, titolare della Windrose Tactical Solutions, società italiana operante nel ramo sicurezza e formazione del personale operativo in ambiente ostile. In Ucraina, Tiepolo collabora con l’inglese EPM Global per le evacuazioni dei civili ucraini dalle aeree colpite dal conflitto.

In quale zona dell’Ucraina state operando?

La nostra base operativa è a Leopoli che è diventata un hub per ogni tipo di operazione. Qui è sorto un hub per l’accoglienza e lo smistamento degli ucraini che sono stati evacuati dalle zone del Paese più colpite dal conflitto.

Quali sono i vostri rapporti con le autorità ucraine?

Noi collaboriamo con la Cooperazione internazionale e ovviamente le autorità ucraine sono a conoscenza della nostra presenza sul territorio. Polizia e militari ucraini ci stanno dando una mano enorme, anche scortando i nostri driver nelle aree più pericolose, come Sumy e Kharkiv. Non ci chiedono nulla in cambio, solo radio, tourniquet e altri materiali di primo soccorso da distribuire anche alla popolazione locale. Non esiste alcuna speculazione vista in altri Paesi, dove ogni tipo di collaborazione è retribuita a suon di denaro.  

Cosa state facendo esattamente a Leopoli?

A Leopoli, abbiamo la base logistica da cui partono le operazioni di estrazione dei civili, di invio di paramedici in zone critiche, e di scorta ai giornalisti. Svolgiamo attività di supporto alla società di sicurezza inglese EPM Global, presente in Ucraina dal primo giorno del conflitto per seguire due troupe televisive dell’australiana Channel 9, supportandole nella sicurezza e nella logistica. In seguito all’intensificarsi della crisi, EPM Global è stata contattata dalla Cooperazione internazionale e da grandi società internazionali per operazioni di estrazione di persone da zone ad alto rischio. In un primo momento, erano le aree a est e sud dell’Ucraina, poi si è aggiunta l’area di Kiev.

Le estrazioni di personale impiegato nelle società internazionali riguardano stranieri o ucraini?

Le nostre operazioni riguardano al 70 per cento cittadini ucraini. Le estrazioni degli stranieri hanno riguardato solo le fasi iniziali. La rete qui a Leopoli è stata creata da cittadini ucraini, con il supporto di personale straniero, prevalentemente polacco.

Come avvengono le evacuazioni dei civili ucraini?

Noi raccogliamo le informazioni sulle persone che devono essere evacuate e, a seconda del numero, le raggruppiamo. A quel punto, vengono inviati gli autobus o le auto, guidati da drive ucraini, per trasportarle o a Leopoli all’hub di smistamento dei profughi, davanti alla stazione ferroviaria della città, o direttamente al confine con la Polonia. Abbiamo a disposizione anche driver polacchi che, in caso di necessità, trasportano i profughi a Cracovia, a Varsavia o in aeroporti e stazioni polacche.

Esistono dei tratti distintivi delle persone che state evacuando verso il confine polacco?

Gli uomini dai 18 ai 60 anni, senza invalidità o patologie, non possono uscire dalla Ucraina. Quindi, la stragrande maggioranza delle evacuazioni di civili riguardano donne e bambini, di qualsiasi estrazione sociale. Alcuni intendono raggiungere i propri conoscenti che risiedono nei Paesi europei, come Italia e Germania, ma la maggior parte preferisce rimanere in Polonia per rientrare in Ucraina appena possibile. I polacchi hanno allestito delle strutture fantastiche e, in caso di necessità, i profughi ucraini vengono ospitati anche nelle case private.

Che situazione c’è ora al confine tra l’Ucraina e la Polonia?

A dispetto dei tanti discorsi che si vedono in televisione e qualche furgone con qualche scatolone di aiuti umanitari, non ho visto organizzazioni internazionali strutturate sul territorio. Almeno era così fino al 7 marzo, l’ultima volta che ho oltrepassato il confine. La reale difficoltà per i profughi sono le lunghe ore di attesa, che variano dalle dieci alle dodici, per oltrepassare il confine, con temperature proibitive. Non ho nemmeno assistito a questa Europa unita così tanto decantata al confine tra Ucraina e Polonia. Posso affermare che, in questo momento, la Polonia è sola nella gestione dei profughi. Addirittura, ogni giorno diversi paramedici polacchi fanno avanti e indietro da Kiev per portare in salvo le persone oltre il confine.

A Leopoli arrivano corridoi internazionali di aiuti umanitari?

Assolutamente no. Non ho visto nemmeno personale delle Nazioni Unite nell’hub di smistamento di Leopoli. Gli aiuti umanitari si fermano in Polonia, negli hub di smistamento. In realtà, al momento, in Ucraina c’è ancora tutto. Anche più a est, la situazione non è ancora così drammatica. La rete logistica in Ucraina sta resistendo. I camion ancora riescono ad attraversare il Paese.

Per quanto riguarda gli annunci dell’arrivo di ex militari stranieri in Ucraina, cosa può dirci?

Sicuramente sono arrivati militari stranieri, ma sono sempre stati presenti. È la mia terza volta in Ucraina e non è una novità. Nel 2019, sono stato anche in una base costruita dalla Nato a circa un’ora da Kiev. Quelli che sono ex adesso, erano in Ucraina come militari fino a tre settimane fa. Ciò comunque succede in ogni guerra. Il problema è rappresentato dai ragazzini richiamati in Ucraina per effetto “Call of duty”. Ne ho visti diversi arrivare in gruppetti a Leopoli.

Abbiamo visto diversi ospedali colpiti dalle bombe e dai colpi di artiglieria. Come è la situazione a Leopoli?

Sono stato proprio nei giorni scorsi all’ospedale pediatrico di Leopoli con una troupe australiana. Visto che ho contatti con un europarlamentare che si occupa di progetti per aiutare bambini con malattie oncologiche, ho chiesto al direttore dell’ospedale se servissero aiuti. La risposta è stata che al momento non hanno bisogno di niente perché sono perfettamente coordinati con i polacchi. Nell’ultima settimana, il direttore mi ha riferito che sono stati trasportati 180 bambini con malattie oncologiche da tutta l’Ucraina. Una volta arrivati all’ospedale di Leopoli, vengono stabilizzati con i trattamenti necessari e poi, in collaborazione con le autorità polacche, vengono portati a Varsavia tramite un corridoio preferenziale.

Francesca Totolo

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