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Roma, 11 giu – Volessimo adottare un principio manicheo che non ci appartiene, ci basterebbe leggere le fesserie su qualsivoglia questione partorite da un qualunque radical chic per sostenere il contrario. Difficilmente ci sbaglieremmo. Con Gad Lerner e Christian Raimo l’istinto ci direbbe di procedere in tal modo, ma è d’uopo la franchezza: non ce n’è bisogno. Perché è davvero superfluo controbattere ai commenti livorosi di certi personaggi nei confronti di un gigante del giornalismo italiano. Le bischerate, per dirla con il piglio toscano di Montanelli, possiamo pure limitarci a riportarle. Sic et simpliciter, senza parafrasi, evitando di perderci troppo tempo. Dunque lasciamo valutare ai lettori quanto scritto da Lerner e Raimo sulla statua dedicata a Montanelli.

L’attacco di Raimo

Il primo se ne è uscito così, elogiando su Facebook l’imbrattamento dello scorso anno: “La manifestazione dell’8/9 marzo è terminata con un secchio di vernice rosa sulla statua di Montanelli. A distanza di un anno, quello che sembrava un gesto inconsulto e scabroso viene riconosciuto invece come un atto performativo politico tra i più importanti delle mobilitazioni recenti”, scrive Raimo. Già, vandalizzare la statua di un grande giornalista italiano del secolo scorso, per il prof antifascista è un “atto performativo”, addirittura “tra i più importanti delle mobilitazioni recenti”.

Non solo, secondo Raimo “una statua che molti vorrebbero togliere è già risignificata, è un feticcio traballante. Ora chi la difende è costretto a difendere la celebrazione del colonialismo fascista e del maschilismo violento. Viva quel secchio rosa di Nonunadimeno! E viva soprattutto chi ha pensato che si può essere giornalisti ma al tempo stesso anche vili, asserviti, strumentali, aggressivamente nazionalisti. Severgnini dice che Montanelli ci ha insegnato molto. Per me è stato in molti casi un maestro di cattivo giornalismo e di cattivo mestiere dello storico. Annedotico, tronfio, terzista nel senso peggiore del termine”.

L’attacco di Lerner e la dignità

E poi eccoti Lerner, a dire la sua allorquando potevano bastarci le amenità di Raimo.
“Andiamoci piano con l’abbattimento delle #statue. Qualcuno potrebbe ricordare che la Bibbia contempla schiavismo e patriarcato: rimuoviamo pure il Mosè di #Michelangelo?
P.S. #Montanelli è oggetto di venerazione sproporzionata alla sua biografia, non alimentiamola boicottandolo”. Ecco, non bastavano le idiozie sciorinate ieri dai Sentinelli, qualcun altro si è arrogato il diritto allo sproloquio dall’alto di un curriculum stracolmo di galloni in nientologia.

Persuasi che nessuno dedicherà mai un monumento a Raimo e Lerner, nonché consci che Montanelli liquiderebbe queste sciocchezze come insulsaggini da intellighenzia di sinistra, ci sovviene una frizzante risposta che lo stesso Montanelli diede a un suo lettore. “Che cos’è la dignità?”, chiese curioso il lettore. Montanelli rispose secco: “Non rispondere a questa domanda”. Ecco, facciamo tesoro di quella perla: dignitosamente evitiamo di rispondere al delirio degli odierni radical chic.

Eugenio Palazzini

8 Commenti

  1. Raimo chi è ? O si chiama Raino o Raglio o Rambo -con il massimo rispetto a quell’animale intelligente e simpatico che è l’asino-.

  2. Due inutili idioti che neppure in punta di piedi riuscirebbero ad allacciare le scarpe al Sig. Montanelli.

  3. Finalmente il termine giusto, già utilizzato in tanti commenti………nani…………pero’ non basta……nani codardi,nani vigliacchi………..poiché questi elementi possono dire di tutto e di più a random, perche’ sono intoccabili, protetti da una stampa,da una burocrazia e da una magistratura politicizzata che pare non conoscere il senso della giustizia………. Ignobile modo di procedere.

  4. Grande giornalista forse.
    Ma come uomo un essere immondo.
    Da questo si sono generati un manipolo di pessimi giornalisti che fanno della cattiveria umana una virtù.
    Favoriti da una stampa e da tv corrotta.

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