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Firenze, 13 mag – La povera Luana D’Orazio è stata, con ogni probabilità, assunta per mansioni di “catalogazione”. Resta il dubbio, dunque, sul perché si trovasse invece a lavorare con l’orditoio che le ha tolto la vita.



Luana D’Orazio, dubbi  su contratto di lavoro

Secondo La Repubblica, edizione di Firenze, le reali funzioni di Luana D’Orazio emergerebbero dal contratto di lavoro stesso, ancora al vaglio delle autorità giudiziarie. Alla tragedia si aggiunge ancora un’ingiustizia: la giovane mamma non avrebbe dovuto avere accesso a quel macchinario, l’orditoio che l’ha risucchiata rubandole la vita. Come è comprensibile, ora sia i legali della famiglia che la stessa Procura vogliono vederci chiaro. Dubitano che Luana avesse ricevuto la giusta formazione per poter svolgere un mestiere rischioso.

Poca formazione e nessun affiancamento

Insomma, Luana, per contratto, avrebbe dovuto essere affiancata da un collega esperto che le spiegasse il funzionamento della macchina produttiva. Invece pare abbia conseguito solamente le 4 ore previste dalla legge e sul posto di lavoro all’orditoio non aveva alcuna assistenza.

Rimossa grata protettiva dal macchinario

La perizia sull’orditoio che ha ucciso Luana D’Orazio va avanti: altre perplessità sono suscitate dal fatto che dal macchinario gemello, ancora in funzione, sarebbe stata rimossa una grata protettiva che avrebbe dovuto impedire ai dipendenti di restare impigliati durante il processo di lavorazione. Secondo la Procura di Prato, la tragedia non si sarebbe consumata se vi fosse stata la saracinesca protettiva. Iscritti al registro degli indagati per il momento Luana Coppini, titolare della piccola azienda, e l’addetto alla manutenzione del macchinario Mario Cusimano.

Ilaria Paoletti

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