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Maddalena Urbani lasciata morire di overdose, il pusher siriano torna libero: 4 anni in Appello

by Cristina Gauri
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maddalena urbani

Roma, 12 lug — È tornato in libertà Abdulaziz Rajab, lo spacciatore siriano che il 27 marzo 2021 lasciò morire di overdose l’allora 21enne Maddalena Urbani, figlia del medico che per primo isolò il virus della Sars: i giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno stabilito per lui una condanna di quattro anni e mezzo, di gran lunga inferiore rispetto a quella arrivata in primo grado (14 anni anni per omicidio volontario con dolo eventuale). Per il drammatico episodio finì davanti ai giudici anche l’amica Kaoula El Haouzi, anche lei accusata di non aver chiamato i soccorsi. A lei va una condanna di 3 anni e sei mesi. Per loro il pubblico ministero aveva chiesto rispettivamente una condanna a ventuno e quattordici anni di carcere.

Maddalena urbani, il pusher che la lasciò morire torna in libertà

Sarebbe bastata una telefonata al 118 per evitare la tragica morte di Maddalena Urbani, entrata in overdose per assunzione di un mix letale di farmaci e stupefacenti. Una telefonata che non partì mai dai telefoni dei due imputati, che lasciarono la ragazza ad agonizzare 15 ore prima del suo decesso. Nelle carte del processo di primo grado si leggeva infatti che i due imputati «preferirono non allertare i soccorsi» nonostante «l’esatta consapevolezza della gravità della situazione, dimostrata dalla necessità di intervenire più volte quella notte sulla ragazza con manovre di tipo rianimatorio».

Sarebbe bastata una telefonata al 118

In sunto: i due, per evitare rogne con la giustizia, preferirono lasciare morire Maddalena. Rajab omise di chiedere l’intervento dei soccorsi per «scongiurare che si venisse a conoscenza del fatto che aveva ricevuto due ragazze in casa» dove lui immagazzinava sostanze stupefacenti, «contravvenendo in questo modo alla misura dei domiciliari». Questo «aderendo alla elevata possibilità che Maddalena morisse, evento che si è esattamente rappresentato».

Il pusher si era dunque limitato a chiamare un amico, che le aveva somministrato una dose di naloxone, un farmaco per contrastare l’azione degli oppiacei. Una mossa che si era rivelata del tutto inutile. All’arrivo dei paramedici non c’era già più nulla da fare.

Cristina Gauri

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2 comments

Germano 13 Luglio 2023 - 9:34

gli unici responsabili di questi casi sono loro stessi, i cretini che si drogano, possono tutti morire di overdose se decidono di farlo.

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brutta ciao 15 Luglio 2023 - 7:24

Il drogato è un indegno con possibilità di recupero mentre il pusher è un infame! Sono soggetti da trattare in modo assolutamente differente. La questione grave per lo stato incapace è che il drogato “sconvolto” diventa facilmente a sua volta pusher… Ma a qualcuno, tanti, troppi, sta bene così.

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