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Roma 3 lug — Dopo l’indignazione e le polemiche mediatiche è il turno delle potenziali grane giudiziarie per Malika Chalhy, la 22enne che dopo aver annunciato di essere stata allontanata da casa in quanto lesbica, ha beneficiato in modo alquanto peculiare di una sottoscrizione per ricevere fondi per il suo sostentamento. La raccolta — «grazie» all’interessamento di personaggi molto famosi sui social e in virtù della discriminazione «omofoba» patita — aveva raggiunto la ragguardevole cifra di quasi 150.000 euro.
Peccato che, come poi emerso, la ragazza ha speso i soldi generosamente donati rubricando come beni di assoluta necessità un esemplare pregiato di bulldog francese acquistato alla modica cifra di 2500 euro e una vettura di marca Mercedes.



Malika, il Codacons ci vuole vedere chiaro

Ora è il Codacons ad aver presentato alla Procura di Firenze, competente per territorio, un esposto per «possibile truffa aggravata». Spiega l’associazione di aver da tempo intrapreso una serie di azioni giudiziarie per cercare di ristabilire un minimo di ordine nel settore sempre più anarchico delle raccolte fondi ispirate in teoria a motivi di solidarietà.

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Più controlli sulle piattaforme come GoFundme

«Dallo scorso anno abbiamo iniziato una battaglia contro le raccolte fondi ingannevoli e poco trasparenti, come quella promossa da Fedez e che ha portato ad una sanzione da parte dell’Antitrust per commissioni occulte – dichiarano dall’associazione di tutela dei consumatori –. La vicenda di Malika dimostra ancora una volta come nel settore regni l’anarchia. Chiunque può chiedere soldi ai cittadini attraverso piattaforme come Gofundme, ma poi non c’è alcun controllo sulla reale destinazione dei soldi raccolti. Le stesse società che ospitano le campagne di solidarietà declinano qualsiasi responsabilità per eventuali usi non conformi dei fondi donati dai cittadini».

La vicenda di Malika è quindi la classica goccia che fa traboccare il vaso. «Pertanto sul caso di Malika Chalhy abbiamo deciso di presentare un esposto alle Procure della Repubblica di Milano e Firenze, affinché avviino una indagine sulla vicenda alla luce della possibile fattispecie di truffa aggravata», annuncia il Codacons, che dichiara di voler accertare «i fatti e le relative responsabilità, anche nei confronti dei gestori delle piattaforme che ospitano le raccolte fondi, per omissione di controllo e concorso in eventuali reati che saranno ravvisati».

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. oh,finalmente ci sono arrivati….
    sono SOLO VENT’ANNI,che lo vado ripetendo e scrivendo dovunque e a chiunque intenda,che
    è ora di mettere sotto controllo questi truffatori.

    E GIA CHE CI SIAMO,QUALCUNO VADA E SCOPERCHIARE QUEL VERMINAIO IMMONDO DELLE ONLUS e delle varie associazioni FEMMINISTE,I VARI TELEFONI BLU E ROSA,
    E TUTTA QUELLA GALASSIA DI GRUPPI CHE A PAROLE FANNO VOLONTARIATO O BENEFICENZA (sia in italia che all’estero)
    e che da sempre prendono soldi pubblici e privati ma NON pubblicano bilanci,
    NON sono tenute ad adempiere alcun obbligo reale….
    E SONO SOTTRATTE AD OGNI CONTROLLO.

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