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Roma, 10 ott – Assolta per non aver commesso il fatto Marina Stella Di Somma, medico, accusata nel 2015 dal sindaco di Busso e dal dirigente dei servizi sociali del comune, di abbandono della figlia di 9 anni, di averla maltrattata gravemente, di averla sottoposta ad aggressioni fisiche e psicologiche e di averla violentata con un bastone quando aveva 4 anni. La madre è stata scagionata da tutte le accuse al termine di un processo conclusosi alcune settimane fa.

Marina Stella Di Somma assolta: “Il fatto non sussiste”

“Dalla trascrizione dell’esame testimoniale, emerge tutta l’inattendibilità della ricostruzione fornita da chi aveva presentato la segnalazione e fornito una ricostruzione dei fatti per far sì che la madre venisse allontanata definitivamente dalla figlia. Il contenuto delle accuse e delle domande rivolte alla minore per stabilire le responsabilità dell’imputata appaiono radicalmente carenti sotto il profilo dell’accertamento dei fatti; ne discende il non luogo a procedere in ordine ai reati a lei ascritti perché il fatto non sussiste” si legge nella sentenza che ha scagionato l’accusata.

Era tutto falso. “Non c‘era alcuna prova a sostegno dell’ articolo 403 utilizzato per portare via la minore alla madre il 21 agosto del 2015″, spiega l’avvocato della difesa, Antonio Temporali del Foro di Roma, penalista e civilista, collaboratore Gesef, associazione presso la quale anche Marina Stella Di Somma ricopre il ruolo di capo dipartimento minori sottratti e fuori famiglia. Un incarico che svolge con grande responsabilità e che ha fatto di lei, in oltre 20 anni di impegno, la paladina dei diritti dei bambini e punto di riferimento per tanti genitori a cui sono stati strappati i figli ingiustamente, per essere rinchiusi nelle case famiglia o nelle comunità protette. Le motivazioni che hanno portato a questa triste vicenda sono infatti da ricercare nella vendetta.

Spiega Marina Stella Di Somma che, oltre alla bambina “rapita”, ha altri due figli: “Mai mi sarei aspettata una cosa simile. La ragione che aveva portato tutto quel dolore nella nostra vita, mi venne confermato dopo qualche tempo dalla psicologa che si occupava di mia figlia e che lavorava nell’ambito dei servizi sociali del comune, con la quale avevo un rapporto alla pari. La professionista mi confidò che mi era stata portata via per un vecchio conto che alcuni amministratori locali avevano con me”.

Quando un genitore ha a che fare con un giudice minorile e passa attraverso l’articolo 403, perde il figlio e anche il diritto a difendersi perché gli viene negato il contraddittorio. Dopo qualche mese dalla sottrazione, per la bambina (che all’epoca dei fatti aveva 9 anni) viene avviato un procedimento per adozione che si conclude con una sentenza di adottabilità nel marzo del 2017 con un procedimento lampo. I tentativi di assegnarla definitivamente ad altri genitori, però, vanno tutti a vuoto, perché la minore, ad ogni nuova assegnazione, chiede di tornare dalla sua famiglia, dalla sua mamma, dai suoi nonni e dai suoi fratelli. Per giustificare l’esito negativo del progetto di adozione, la ragazzina viene definita schizofrenica, borderline e anche bipolare e per questo indirizzata in una struttura di psichiatria.

Una Bibbiano in piccolo

Come abbiamo imparato a conoscere con i fatti di Bibbiano, alla piccola non le vengono consegnati i regali che la madre le manda per Natale. Al suo posto il tutore le regala un diario segreto. “Me lo raccontò mia figlia durante una telefonata – ci spiega la Di Somma – notizia alla quale istintivamente risposi che i bambini non hanno segreti”.

Le accuse infamanti e gravissime nei confronti del medico arrivano il 3 maggio 2018, accompagnate dalla notifica per l’apertura di un procedimento penale che è arrivato alla conclusione poche settimane fa con l’assoluzione piena della donna nel corso di un dibattimento molto tecnico che ha rovesciato completamente il quadro delineato dagli accusatori. “Sono stata giudicata innocente: ma chi si è preso mia figlia per tutelarla non è stato in grado di proteggerla, durante la permanenza in struttura la bambina è stata abusata, ha trascorso il tempo in un ospedale psichiatrico ed è anche stata ricoverata delle conseguenze dovute all’utilizzo di psicofarmaci” racconta la mamma. Ora chi ripagherà quella bambina per tutto quello che ha subito, chi curerà il trauma per aver subito una segregazione forzata e il distacco violento dalla sua famiglia?

Antonietta Gianola

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