Venezia, 6 apr — Un’influencer australiana mette piede in Italia, precisamente a Venezia, e la prima cosa che fa è criticare un ristorante di lusso per il menu «sessista», senza listino prezzi, destinato alle donne. Perché sì: nonostante i vari tentativi di Murge, Saviani, Boldrini e le annesse tenebrose armate del femminismo intersezionale, qui da noi vige ancora la sana, antica, italica galanteria — che ha subìto dei gravi colpi ma non è morta — la quale, checché se ne dica, strega ancora le donne di tutto il mondo.

Arriva l’influencer dalla terra dei canguri a criticare il menu sessista 

Tutte tranne Abbie Chatfield, conduttrice radiofonica, star televisiva australiana e influencer — qualsiasi cosa voglia dire — famosa per essere arrivata seconda a The Bachelor: un programma dove uno scapolo passa in rivista decine di pretendenti lustrate e agghindate,  le quali sperano di fare colpo sul maschio designato e di farsi impalmare dal medesimo. Che è l’apoteosi del femminismo, no? E’ pura lotta al patriarcato, giusto? L’articolo, infatti, potrebbe chiudersi qui: di che stiamo parlando? Di una donna che partecipa a una trasmissione mettendosi in fila come un bovino alla fiera zootecnica di Cremona, per farsi scegliere da un tronista e conquistare notorietà; poi la stessa donna sbarca a Venezia (con il fidanzato Konrad Bien-Stephens) e, di fronte al menu del ristorante del Gritti, nell’extra-lussuoso Club del Doge, inorridisce.

Abbasso la galanteria 

«Il mio menu non ha i prezzi… Io non ho i prezzi ma il mio compagno sì!». Il cameriere, come si usa nei Paesi civili e non nelle ex colonie penali britanniche, le ha portato un «menu di cortesia», con la lista delle pietanze ma senza prezzi. Quella completa di costo dei piatti, invece, va al fidanzato di lei. Inammissibile. «Ma ti pare? Sono io il breadwinner», cioè letteralmente «quello che porta a casa il pane» dei due. Il menu cavalleresco, in sunto, sminuirebbe il suo successo, sarebbe un retaggio del sistema patriarcale che assegna all’uomo il ruolo di capofamiglia e alle donne quello di dipendenti e mantenute. Siamo nel 2022, testìna, mica al Sacco dei Lanzichenecchi! Fatevene una ragione, noi donne guadagniamo come e più degli uomini (ma come! non vi stavate lamentando del gender pay gap giusto un attimo fa?)! «Il patriarcato colpisce ancora!», chiosa berciando l’influencer, facendo rimanere la cena sullo stomaco a tutti.

Abbie Chatfield può pure tornarsene a casa

A più riprese altre sedicenti influencer «femministe» si erano lamentate dell’inammissibile retaggio patriarcale. Ma le loro lamentele sono giustamente finite nel Canal Grande, assieme alle lavatrici rotte. Il Clud del Doge preferisce saggiamente non commentare le ineleganti uscite della Chatfield, mentre il presidente dell’Associazione Pubblici esercizi (Aepe), Ernesto Pancin, ha qualcosa da dire in merito. «Per quanto mi riguarda può anche evitare di tornare qui. Questa è la città dell’amore, e quindi anche del romanticismo, del corteggiamento e della galanteria. Diversi locali propongono alle signore il menù di cortesia, per lasciare al loro partner il piacere di fare un bel gesto, una “coccola”, com’è quella di offrire la cena».
A Pancin del femminismo non frega proprio nulla. A 90 anni suonati e una vita consacrata alla ristorazione di livello, rincara la dose. «Se un uomo lasciasse pagare il conto alla fidanzata, sarebbe imbarazzante. Nei miei locali non esiste il menu di cortesia». Insomma, Abbie, se non ti piace l’Italian way, ritornatene in Australia a coccolare i koala. A noi i gesti di galanteria continuano a piacere. Oppure, fatti dare un consiglio per la prossima volta: magna, fatti offrire e stai zitta, ché la vita è corta.
Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Vaca putanga, che bela stanga !!!
    Cambio 10 Ferragni per una Abbie Chatfield !!!
    grazie di esistere…
    e complimenti alla mamma…

  2. non vedo dove sia il problema:
    niente gli impedisce di pagare la sua parte,no?
    non sta scritto da nessuna parte,che deve fare da dolce dopocena…
    e nemmeno che il tacchino di turno debba essere per forza un deficiente
    che caccia fuori soldi a chi non li apprezza nè ricambia.

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