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Milano 5 lug — E’ giallo intorno alla morte di Hanan Nekhla e Sara El Jaafari, cittadine marocchine di 31 e 28 anni falciate da una mietritrebbia in un campo tra Locate Triulzi e Sesto Ulteriano, vicino alla tangenziale est di Milano.



Marocchine investite dal mietritrebbia, il conducente non le aveva viste

La Procura di Lodi ha aperto un fascicolo per omicidio colposo come atto dovuto nei confronti del bracciante alla guida del macchinario agricolo che le avrebbe investite. Si tratta di Andrea P., 28 anni, che nega ogni minima responsabilità e sostiene di non essersi accorto della presenza delle due marocchine. Secondo quanto riportato dal Corriere nel lungo interrogatorio il ragazzo, agricoltore residente a Lacchiarella, appariva terrorizzato e afflitto. Dai primi esami condotti dal medico legale, in attesa di quelli autoptici, risulta che una delle donne sia stata uccisa direttamente dal mezzo agricolo e l’altra si sia morta soffocata dalle esalazioni dei pesticidi chimici esalati dall’attrezzatura agricola.

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Le due avevano problemi di droga

Le due, senza fissa dimora e con problemi di dipendenza da droghe pesante, si trovavano a bivaccare in mezzo al campo con almeno altri due uomini, probabilmente connazionali che avevano fornito loro la droga. Droga che stavano consumando durante il bivacco, come testimoniato dai vari residui di carta stagnola — utilizzati per fumare eroina e cocaina — ritrovati dagli agenti durante il sopralluogo.

Dove sono gli accompagnatori delle due marocchine?

Tanti ancora i punti avvolti nel mistero. Innanzitutto, rimane da rintracciare gli accompagnatori delle due marocchine, probabilmente scappati dopo l’incidente senza prestare loro soccorso. L’allarme scatta alle 10.53 di venerdì sera, con la telefonata al 112 di Hanan. La donna avverte, in lingua araba, che la sua amica è morta, senza riuscire a fornire maggiori dettagli sul luogo dell’incidente. Poi la donna perde conoscenza, forse a causa delle esalazioni delle sostanze sparse per i campi. Iniziano le ricerche ma il telefonino si spegne. Trentasei ore dopo gli agenti troveranno i due corpi senza vita delle ragazze 36  nei pressi del «boschetto», una delle piazze di spaccio più affollate e degradate della Lombardia. I carabinieri della compagnia di San Donato rintracceranno il conducente della mietritrebbia alcune ore dopo. I militari dispongono subito il sequestro del mezzo.

La testimonianza della cugina

Nel «bivacco» vicino ai due copri i carabinieri ritrovano bottiglie vuote, zampironi e carta stagnola: sul posto, oltre ai telefonini delle vittime, ve ne sono anche altri. E qui entrano in gioco le dichiarazioni di Meryem Sekka, cugina di Hanan, la quale riferisce agli investigatori che due cittadini marocchini erano andati a prendere le due ragazze alle 3 nella notte tra giovedì e venerdì a Lonate Pozzolo, nell’abitazione della mamma e della sorella di Hanan. «Perché quei due sono scappati? Forse non avevano i documenti o forse dovevano nascondere qualcosa. Vogliamo capire dove sono finiti i due amici che erano con Hanan e Sara giovedì notte. Forse potevano aiutarle. Invece di lasciarle nel campo, potevano essere salvate», riferisce Meryem a Repubblica.

«Non so chi sono, non li ho mai incontrati, credo che li abbiano conosciuti su Facebook», dice Meryen parlando dei due accompagnatori. «Tutti noi chiediamo la stessa cosa. Vogliamo che quei due ragazzi si facciano vivi, che spieghino come sono andate le cose. Devono dire cos’è successo e in che momento sono scappati. Quando hanno lasciato sole Hanan e Sara in quel posto inaccessibile erano ancora vive? Tutti noi, ma soprattutto le loro famiglie, vogliamo capire. Forse Hanan e Sarah avrebbero potuto salvarsi», conclude Meryem.

Cristina Gauri
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