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Roma, 20 ott – “Io domani come li pago i miei dipendenti?”, “Il coprifuoco alle 23 è la morte“, “Non ci danno i soldi e nello stesso tempo ci chiudono?” e poi cartelli con scritto “L’economia italiana sepolta dal governo“. Così i ristoratori di Milano hanno gridato in piazza tutta la loro rabbia nei confronti del coprifuoco imposto dalle ore 23 alle 5. Sono imprenditori che giustamente vorrebbero delle garanzie da parte delle istituzioni, perché altrimenti rischiano di fallire.

Già fortemente provati dal lockdown di primavera, adesso temono infatti di non riuscire a salvare il loro lavoro e quello dei loro dipendenti. “Chiudere alle 23 e non alle 24 non ha senso – ha tuonato Paolo Polli, uno dei ristoratori che venne multato a maggio per un sit-in all’Arco della Pace  – è solo un modo per non rimborsare i ristoratori, mentre dovrebbero fare ronde e controllare la movida, lasciando che l’economia vada avanti”.

“Il nostro messaggio è rivolto proprio al presidente Fontana”, ha detto all’Adnkronos, Alfredo Zini, ristoratore di Milano e presidente del Club Imprese Storiche di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. “Abbiamo deciso ieri sera di manifestare, dopo la notizia della richiesta di un coprifuoco notturno”. Ma nessun ristoratore invoca l’assistenzialismo ma “una riduzione delle tasse, dei tributi locali e del costo del lavoro, che ci permetta di stare in piedi“, ha dichiarato Zini.

Alessandro Della Guglia

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2 Commenti

  1. Quelli che protestano e che vogliono protestare sono da ascoltare, rispettare, sicuramente per ora non sono riciclatori di denaro veramente nero, tipo produzione e spaccio di droga! Sveglia!

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