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Milano, 7 lug — Erano costretti a lavorare, vivere e mangiare immersi in un degrado indicibile, ridotti come schiavi all’interno del laboratorio di un imprenditore cinese che forniva accessori per grandi marche di moda rinomate e costose.



Imprenditore cinese schiavizzava venti connazionali in un laboratorio 

Quando gli agenti della polizia locale hanno fatto irruzione nel capannone si sono trovati davanti a materassi lerci abbandonati per terra, resti di cibo in putrefazione, persino un rudimentale culla per farci dormire un neonato — anch’essa abbandonata a terra. Un orrore che si aggiunge alle condizioni disumane di lavoro imposte agli operai, tutti di nazionalità cinese, dal titolare del laboratorio. Costretti a vivere e dormire nel capannone, con turni massacranti e condizioni igieniche inesistenti.

Condizioni disumane

L’operazione ha coinvolto una struttura in viale della Resistenza dove era stato allestito un laboratorio di pelletteria abusivo: venti gli immigrati impiegati nell’impresa, di cui la metà è risultata essere in nero. I lavoratori, che quotidianamente maneggiavano pelli, vernici, solventi e colle erano costretti a svolgere le proprie mansioni senza alcuna protezione. Il titolare del laboratorio, un cinese di 40 anni, ha cercato di giustificare le condizioni degli operai incolpando le grandi marche di moda a cui la ditta forniva il materiale lavorato: «Approfittano della domanda di lavoro dei laboratori cinesi in tutta Italia per imporre prezzi molto bassi che si ripercuotono sulle condizioni».

C’erano anche tre irregolari

Per lui è scattata una denuncia per reato di sfruttamento del lavoro, caporalato, e occupazione di clandestini: dentro al laboratorio c’erano anche tre irregolari, sempre di origine cinese, che avevano tentato di nascondersi dentro un mucchio di rifiuti alla vista degli agenti. «Importante operazione della nostra polizia locale — così commenta il sindaco Rino Pruiti — che ha permesso di far emergere una situazione di grave precarietà con una ventina di lavoratori, tutti di nazionalità cinese. Evidentemente sfruttati e costretti a lavorare e vivere negli stessi locali, senza alcuna sicurezza, tra i rifiuti e in condizioni igieniche intollerabili Una situazione inaccettabile, grave soprattutto per la presenza di bambini piccoli tra cui un neonato».

Cristina Gauri


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1 commento

  1. Il/i mandante/i ? La/e banca/che di turno… Internazionali, incapaci, indegne ed oggi pure infami… E qualcuno ha ancora dubbi sulle prese da farsi ?!

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