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Torino, 14 apr – Una marea, un’esercito di dispositivi di protezione che mensilmente dovranno essere resi disponibili in Italia. Le cifre le ha fornite il Politecnico di Torino. Un team di ricercatori guidati dal rettore Guido Saracco ha infatti calcolato al dettaglio, azienda per azienda, differenziando le esigenze anche in base ai ruoli, quanti presidi saranno necessari nella fase di convivenza con il virus. E lo studio ha infine stabilito che egni mese in Italia i lavoratori avranno bisogno di 960 milioni di mascherine, di cui circa il 10% potrebbe essere di tipo Ffp3, 456 milioni di guanti, 2,1 milioni di termometri, 250mila cuffie per capelli. Tra i termometri, 175.000 dovranno essere a infrarossi.  Infine, il team stima che serviranno, sempre mensilmente, 9 milioni di litri di gel igienizzante per tutto il Paese.

Il dossier, che si chiama Imprese aperte, verrà discusso oggi in Prefettura. Il calcolo dei dispositivi necessari per ogni settore si basa su diverse variabili: per esempio, l’impossibilità di mantenere le distanze sociali: 100% per chi è impiegato nella ristorazione, ad esempio, ma circa il 60% per chi opera nel settore della silvicoltura e della pesca. Anche la scala gerarchica delle mansioni prevede delle differenze: il dirigente, che tendenzialmente ha un suo ufficio privato, rischierò meno di un operaio o un collaboratore domestico.

Lo studio del Politecnico, copre tutti gli aspetti della giornata lavorativa, ancor prima di arrivare sul luogo lavorativo. Via agli scaglionamenti degli orari di ingresso (e di uscita), per evitare assembramenti. Verrà incoraggiato l’uso delle scale, meno quello dell’ascensore. No alle postazioni di coworking e ai gruppi negli open space. Si continuerà, per sicurezza, ad utilizzare la videoconferenza per le riunioni. In mensa vietato sedersi di fronte al proprio commensale, a meno ché tra i due non sia l’apposita barriera in plexiglass.

Cristina Gauri

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