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Morto Pasquale Barra, l’uomo che mangiò il cuore a Turatello

by Giorgio Nigra
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pasquale barraRoma, 1 mar – Prima che a Napoli arrivasse il brasiliano Edmundo, testa calda del calcio verdeoro, ‘O Animale era lui, Pasquale Barra, il galantuomo a cui i giudici si affidarono per rovinare la vita a Enzo Tortora in virtù del suo luminoso curriculum: almeno 67 omicidi, fra i quali alcuni dei più efferati della storia recente italiana.

Barra è morto l’altroieri alle 20 nella sua cella del carcere di massima sicurezza di Ferrara, dove scontava l’ergastolo. Settantaduenne, l’ex camorrista aveva problemi cardiaci e alcune settimane fa era stato ricoverato in ospedale, poi dimesso.

Prima di essere ‘O Animale, Barra era però stato ‘O Studente, in riferimento al suo stretto legame con Raffaele Cutolo, il carismatico leader della Nuova Camorra Organizzata che come il suo sgherro era originario di Ottaviano, comune alle falde del Vesuvio.

Proprio Cutolo avrebbe ordinato l’omicidio in carcere del boss milanese Francis Turatello, compiuto proprio da Barra nel carcere Badu ‘e Carros di Nuoro il 17 agosto 1981. Il malavitoso milanese venne colpito da 40 coltellate. La leggenda vuole che Barra, per supremo spregio nei confronti della sua vittima, gli abbia anche mangiato il cuore.

Non è l’unico omicidio commesso in carcere dal sicario napoletano: si ricorda l’esecuzione di Antonino Cuomo, capozona di Castellammare di Stabia, e quella compiuta ai danni di Domenico Tripodo, capo ‘ndrangheta calabrese. Il 23 novembre del 1980, nel corso del terribile sisma che colpì il capoluogo campano, Barra partecipò ad una rissa nel carcere di Poggioreale che costò la vita a tre detenuti e il ferimento di otto camorristi passati ad un clan concorrente. Barra ha avuto un ruolo di rilievo anche nell’omicidio di Francesco Diana, consigliere comunale socialista di San Cipriano d’Aversa, colpito con trentacinque coltellate nel carcere di Aversa.

Quando Cutolo sostenne di non essere il mandante dell’omicidio, Barra si sentì tradito e cominciò a collaborare con la giustizia. Fu anche grazie a lui che nel giugno del 1983 fu messo a segno il maxi blitz contro la Nuova Camorra Organizzata con l’arresto di circa 850 presunti affiliati.

Ma grazie alle testimonianze di Barra finì in carcere anche Enzo Tortora, in uno dei più clamorosi casi di malagiustizia e cattivo uso dei pentiti mai registratisi in Italia. Partendo da un’agendina trovata nell’abitazione di un camorrista, Giuseppe Puca detto ‘O Guappone, con su scritto a penna “Tortona”, gli inquirenti partirono col travisare la scritta e leggere “Tortora”, innescando così un meccanismo perverso che porterà vari pentiti in serie ad accodarsi, uno tirando dentro l’altro, nell’accusare Tortora sperando così di avere sconti di pena. Il presentatore passò sette mesi in carcere prima di veder cadere tutte le accuse. Ma d’altronde a ‘O Animale non si poteva non credere.

Giorgio Nigra

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