Roma, 24 giu – Michela Murgia sembra avere un chiodo fisso e il nome di quest’ossessione è CasaPound. La scrittrice de L’abbacadora  che ad ogni critica nei suoi confronti chiama allo squadrismo, oggi si spende in un appello video contro CasaPound chiedendone lo sgombero.

“Delinquenti del terzo millennio”

La Murgia esordisce in video con degli occhiali quantomeno discutibili dicendo: “I militanti di CasaPound si autodefiniscono fascisti del terzo millennio, ma forse sarebbe più giusto chiamarli delinquenti del terzo millennio”. La Murgia, non nuova ad exploit di pura ricerca di visibilità (lo sport in cui eccellono gli antifascisti) continua dicendo che “dal 2003, Casapound occupa abusivamente un palazzo di proprietà del demanio, a pochi passi dalla Stazione Termini, in pieno centro di Roma, spesso persone che non vivono in emergenza sociale”. E continua: “La Corte dei Conti ha valutato che la mancata riscossione dei canoni d’affitto ha prodotto un danno erariale di circa 4,6 milioni di euro“. Come ben sappiamo, questo mantra che gli antifascisti orfani di ogni altra argomentazione semplicemente non corrisponde al vero e il calcolo della “perdita” è fuori da ogni realtà, come non corrisponde al vero il presunto mancato pagamento dell’utenza Acea. Ci piacerebbe, poi, sentire dalla Murgia due parole sui rave illegali alla Sapienza, che di certo non sono organizzati da CasaPound, sulle preponderanti (numericamente) occupazioni a “bandiera rossa” e sul giro di soldi e di favori che le contraddistingue in tutta Roma e in Italia, ma sappiamo già – ahimé – che per queste cose gli antifascisti non si spendono in appelli.

Antifascismo 3.0

Ma la Murgia, che è “più bella che brava” (parafrasando Silvio Berlusconi) non è interessata alla verità, per cui recita nel suo video appello (impostato per la petizione online lanciata insieme all’associazione Insieme in rete) la sua lezioncina a memoria: “Per questo chiediamo alle autorità competenti lo sgombero dello stabile di Via Napoleone III per restituire quanto prima l’immobile alla collettività“. La petizione articolata dalla Murgia ad Insieme in rete (che si definisce un ente per la “responsabilizzazione della cittadinanza digitale” ma che, non lasciatevi ingannare, tra sviolinate alla Appendino e bandiere arcobaleno è solo un’altra faccia dell’antifascismo 3.0) conta di arrivare nientemeno che a 1.500 firmatari. Davvero ben magro obiettivo per una petizione così “importante”! Sin’ora hanno firmato 1.300 persone ma la risonanza mediatica – a giudicare dai commenti al video nella pagina della stessa associazione – sembra essere tutta per l’ignobile montatura degli occhiali della Murgia.

Ilaria Paoletti

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