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Roma, 24 mag – Massimo Rossi non fa alcuna marcia indietro e ribadisce la necessità dell’uso della forza per combattere i fascisti. L’ex presidente della provincia di Ascoli Piceno alcuni giorni fa era finito al centro delle polemiche per un post pubblicato sul suo profilo Facebook dai toni molto accesi: “Quando ero ragazzo i sorci fascisti li rimandavamo nelle fogne con le buone o con le cattive. Se necessario sono a disposizione“. L’ormai ultrasessantenne, nel ricordare con nostalgia la gioventù passata tra le fila di Avanguardia Operaia (gli assassini di Ramelli) e Democrazia Proletaria, si considera tutt’ora tra gli abili e arruolabili a fronteggiare fisicamente i fascisti.

Citare Pertini per giustificare la violenza

Tanta disponibilità alla violenza e all’uso della forza va però motivata. E così ecco che nelle dichiarazioni rilasciate Rossi inizia con un panegirico in cui cita testualmente la legge Scelba, Pertini, le frasi di don Ciotti che invoca lo sgombero di CasaPound e le risoluzioni del Parlamento europeo contro le organizzazioni fasciste. Poi passa al solito refrain della sinistra, ovvero l’attacco a Salvini il quale darebbe sostegno e agibilità a tali pericolosissime organizzazioni fasciste, con tutti gli annessi e connessi rischi per la democrazia.

Sempre nel panegirico giustificazionista – segno che sotto sotto anche lui ha capito di averla sparata grossa – l’ex presidente include il suo curriculum di bravo e pacifico democratico: “Superati i sessant’anni in ruoli e posizioni di grande esposizione, penso di non aver bisogno di portare “prove” riguardo la natura della mia indole e delle mie pratiche concrete”.

Rossi pronto all’uso della forza come i partigiani

Il tutto per poter dire, in coda alle sue dichiarazioni, che sostanzialmente la violenza contro i fascisti è giustificata perché anche i partigiani si opposero così: “La mia grave colpa sarebbe quella di aver “messo in conto” come estrema ipotesi anche l’uso della forza per fermare i rigurgiti neofascisti, farei notare loro che per la libertà di espressione di cui oggi godono debbono ringraziare persone che quasi ottant’anni fa ce l’hanno donata, sollevandosi per “odio del fascismo”, ma non certo per amore di violenza, senza porsi il problema dei mezzi necessari e dei rischi personali”.

Davide Romano

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