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Novara, 24 dic – Che bel cortocircuito sta creando il bestiale pestaggio di una donna lesbica di nazionalità nigeriana, aggredita a Novara da un connazionale per il suo orientamento sessuale e per aver rifiutato le sue avance. “Nel nostro Paese uccidono le lesbiche e ti ucciderò”, avrebbe detto alla propria vittima. C’è chi sta minimizzando, rifiutando di riconoscere o addirittura nascondendo il problema del fattore culturale legato alla nazionalità dell’aggressore, mettendo in risalto solo quella dell’aggredita. Del resto, un caso simile si era già verificato pochi mesi fa a Torino, dove un magrebino aveva sfregiato permanentemente a bottigliate un saltimbanco spagnolo, colpevole di truccarsi gli occhi e quindi ritenuto un “fro*io di mer*a” dal nordafricano.



I fatti

La vicenda, denunciata dall’Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia sulla propria pagina Facebook, si è verificata durante la serata di giovedì 19 dicembre, intorno alle ore 18:00. La ragazza, una 25enne di nome di Jen, si trovava all’uscita della stazione ferroviaria di Novara quando aveva incontrato il suo aggressore: l’uomo era già noto alla giovane, dal momento che in passato aveva già tentato delle avances, finite in un nulla di fatto. Per questo motivo Jen aveva accelerato la sua andatura nel tentativo di evitarlo. Ma l’immigrato l’aveva già puntata e aveva preso a seguirla speditamente.

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L’aggressione

Al pedinamento è seguita la richiesta di un appuntamento, terminata con il solito rifiuto: la ragazza aveva cercato di spiegargli, per l’ennesima volta, di essere lesbica e di non cercare relazioni con uomini – spiegazione che ha provocato nell’uomo un accesso di ira incontrollabile: “Nel nostro Paese queste cose non sono ammesse”, le avrebbe gridato, prima di aggredirla. “Ora sono in Italia, sono libera di fare ciò che mi fa stare bene”, è stata la risposta di Jen prima delle botte. A quel punto il suo aggressore l’ha tempestata di calci e pugni, per poi abbandonarla a terra, per strada. “Sei una vergogna! Non finisce qui, nel nostro Paese uccidono le lesbiche e ti ucciderò”.

Le parole dell’Arcigay

La vittima, tramortita e traumatizzata, ha però trovato la forza di chiamare un amico, arrivato tempestivamente ad aiutarla, portandola al pronto soccorso, dove è stata medicata e dimessa con 3 giorni di prognosi. Sulle tracce dell’uomo sono ora gli agenti della questura di Novara, che hanno raccolto la formale denuncia sporta dalla 25enne. “Spera che la giustizia faccia il suo corso e che quella italiana funzioni meglio di quella nigeriana. Lei è spaventata, dopo tutto quello che ha passato crede di non poter essere al sicuro neanche in Italia. Ha trascorso anni a nascondersi e a vergognarsi di essere lesbica e non vuole ripiombare nell’invisibilità e nella paura”, ha dichiarato Giulia Bodo, presidente di Arcigay Rainbow Vercelli a La Stampa. Di questo non può certo accusare gli italiani.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Ma tutte le contraddizioni degli altri dobbiamo “fumarcele” noi?! Ci bastano le nostre e avanzano…!

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