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Roma, 29 set – Il vittimismo frignone di Greta Thunberg, l’ormai diciottenne svedese, a quanto pare non basta più. È necessario andare oltre e far scendere in campo una forma più sofisticata di frignacciume trendy. Si chiama Vanessa Nakate, ugandese che ha partecipato alla kermesse milanese organizzata per dare spazio alle menti più brillanti (perdonate la facile ironia) interessate a stracciarsi le vesti per Terra mammà, blaterando retorica green estremamente spicciola.



Quando è moda è moda

Gli amanti della causa affermano che non si tratta di qualcosa di organizzato, ovvero di uno spodestamento pianificato della reginetta con le trecce perché quest’ultima ha già terminato il proprio carburante e si limita a rompere le palle. Loro asseriscono che si tratta di un vortice di senso civico che sta travolgendo i ventenni di tutto il mondo che si ritrovano e parlano e frignano e minacciano e marinano la scuola. I più malfidati, invece, inoculano il dubbio che la svedesina abbia rotto le palle a mezzo mondo e che l’altra metà semplicemente la abbia sin ora ignorata. La pandemia ha in qualche modo messo a nudo la fragilità umana, la quale, con una buona dose di aiuto del regime comunista cinese, finisce sballottata dai capricci naturali senza che possa far molto per arginare le derive disastrose. È l’uomo che rincorre la natura e che spera nella sua clemenza.

Nessuna raccolta differenziata toglierà la durata media di un essere umano, e soprattutto nessuna moda ecofriendly toglierà il fatto che la nostra responsabilità sul futuro della Terra si ferma di fronte al seguente dato: se la vita del pianeta venisse ridotta in 24 ore, l’homo sapiens comparirebbe alle 23:59 e 12 secondi mentre la rivoluzione industriale avverrebbe a quattro millesimi di secondi dalla mezzanotte. Morale della favola: non contiamo un cazzo. E questo breve tempo concessoci in questa valle di lacrime è giusto dedicarlo al piagnisteo di una ragazzina? Date voi la risposta.

Fuori Greta, dentro Vanessa

Ma Vanessa ha un curriculum di tutto riguardo e soprattutto è vergine rispetto al peccato originale che invece sfiora anche la Thunberg: viene dall’Uganda ed è di colore, mentre Greta arriva dalla bianca e prosperosa Svezia. Il socialismo della Nakate è reale, nel senso che lei è un perfetto soldatino del marxismo di ritorno che va tanto di moda nell’Occidente universitario che abbatte statue e brucia libri. “Vivo in Uganda, un paese che ho visto soffrire molto per l’impatto dei cambiamenti climatici. Per tradizione storica l’Africa è responsabile solo del 3% delle emissioni di Co2, ma gli africani subiscono impatti più negativi: uragani, inondazioni, siccità”.

Vero, in Africa il rispetto climatico è in cima alle priorità delle bande armate e dei dittatori che governano. “Servono finanziamenti, ma non prestiti, sussidi a fondo perduto. Non vogliamo conferenze vuote, dovete mostrarci il denaro”.  Poi arriva l’attacco finale di fronte al quale si sono inchinati il ministro Cingolani e il sindaco Sala: “Sono un’attivista per il clima ma ho assaggiato il razzismo a modo mio. Non posso tacere in un momento in cui le vite dei neri sono in pericolo. Sono sempre stati in pericolo. Mi unisco a tutti gli altri per dirvi che Black Lives Matter”. Che strano questo mondo razzista governato dai bianchi: ascolta e prende lezioni proprio da lei.

Lorenzo Zuppini



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8 Commenti

  1. Riprendendo il calzante esempio della durata 24 h della vita, sembrano con il senso di colpa paraculo, da estendersi obbligatoriamente nel solito collettivismo, di fronte alla estrema unzione (a pagamento). Roba da chiodi. Sul serio.

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